LA CRISI DEI MUTUI AFFOSSA I MERCATI, MILANO -20%

9 Agosto 2008, di Redazione Wall Street Italia

La crisi dei mutui subprime ha lasciato il segno in borsa. Tutti i listini dei paesi industrializzati hanno subito perdite pesanti, ma il bilancio peggiore è quello di Piazza Affari, che ha registrato un calo di oltre il 25% rispetto ad un anno fa.

Se si guarda infatti alla variazione degli indici nelle ultime 52 settimane (dati Bloomberg), da quando cioé il 9 agosto del 2007 la Bce fu costretta alla prima mega iniezione di liquidità sul mercato per cercare di limitare gli effetti della crisi dei subprime, l’indice S&P Mib di Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 25,4%.

Si tratta della perdita maggiore tra le borse dei paesi del G7 e si confronta, ad esempio, con l’11,37% perso dal Dow Jones a Wall Street. Meglio ha fatto il Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici di New York, che è stato evidentemente in grado di compensare il contraccolpo subito in primo luogo dai titoli bancari e finanziari ed è così riuscito a limitare il ribasso di un anno al 5,14%.

Ma la borsa dove gli investitori hanno subito meno danni è quella canadese di Toronto il cui indice principale TSX Composite dopo un anno di crisi dei mutui può vantare una perdita contenuta allo 0,92%. In Europa la borsa che è riuscita meglio a limitare le perdite è stata Londra, dove l’indice Ft100 è indietreggiato del 9,09%. Subito dopo viene Francoforte, con il Dax fermo ad un calo del 10,64%. Maggiore la perdita di Parigi che ha visto il Cac40 lasciare sul terreno il 17,56%.

Tra i sette paesi più industrializzati solo la borsa di Tokyo ha subito, insieme a Milano, un perdita superiore al 20%. Per la precisione l’indice Nikkei 225 ha ceduto il 21,45%. Per trovare qualche annata di borsa positiva bisogna andare a cercare tra i mercati emergenti, che hanno avuto, comunque, anch’essi in grandissima maggioranza un risultato negativo. Tra le poche che hanno guadagnato c’é la borsa di San Paolo con un più 7,5% e quella di Hong Kong che si è fermata allo 0,42%. Molto male, invece la Cina, che all’orgoglio olimpico deve contrapporre la perdita del 45,14% subita dalla borsa di Shanghai.