Corte dei Conti: la corruzione è troppa

27 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

 

Oltre al Papa, si è messa anche la Corte dei Conti a tuonare contro la corruzione dicendo, alla vigilia della inaugurazione dell’anno giudiziario,  che la situazione è drammatica e che «L’Italia presenta un grado elevato di mala amministrazione e di corruzione».

Il presidente della Corte ha continuato dicendo che «La corruzione riduce la qualità dei servizi, incide sulle entrate fiscali, scoraggia gli investimenti, aumenta l’ingiustizia sociale e la povertà e, infine, mina la credibilità del paese anche in ambito internazionale».

A differenza di altri organismi più inclini a sparare cifre, numeri, la Corte non si sbilancia e dice che «La corruzione è un fenomeno la cui quantificazione è estremamente ardua in quanto  gli atti e i procedimenti corruttivi sono così diversificati che non pare praticabile una ricognizione generale e puntuale degli effetti attesi e di quelli effettivamente prodotti».

Insomma una condanna senza appello, dove non siamo in grado neanche di capire a quanto ammonta il “malloppo” che la comunità sopporta per alimentare un canale sempre pieno di malaffare, di concorrenza sleale, di danno irreversibile alla comunità!

Malgrado il recente rapporto di Transparency Internazional, illustratoci all’inizio del corrente anno dal responsabile dell’Anticorruzione Raffaele CANTONE, dove ci ha riferito che siamo passati dalla 69° alla 61° posizione nella graduatoria dei Paesi malandrini, la situazione nel suo complesso rimane ancora complicata, da ultimi della classe.

La stessa Corte, se da un lato giudica positivi alcuni importanti provvedimenti assunti come la introduzione nell’Ordinamento giuridico dell’Autoriciclaggio e la normativa in itinere contemplata nel Nuovo codice degli appalti pubblici come il whistleblowing, corrispondente alla collaborazione spontanea e riservata dei dipendenti pubblici (la c.d. “soffiata”), dall’altra sottolinea che la “corruzione, al pari delle evasione fiscale” costituiscono le vere tragedie del nostro Paese.

Da comune osservatore, indigeno di questo disgraziato Paese, faccio una riflessione ricordando che, ogni anno, si giudicano e si guarda solo agli effetti e poco o quasi mai alle  cause di tali disastri.

Per la corruzione per esempio, non ho mai sentito la Corte stigmatizzare l’eccesso di burocrazia della Pubblica amministrazione, i costi esagerati sostenuti, il sistema politico ed istituzionale, gli elevati costi della politica – centrale e periferica – i processi amministrativi esistenti, quasi fatti a apposta per contrastare una efficienza di sistema e non la cattiva amministrazione.

In proposito, voglio ancora una volta citare l’esempio dell’imprenditore che, dovendo fare un “trasporto speciale” da Palermo a Milano, deve confrontarsi in termini di procedure e regolamenti con venti Organismi regionali e questo grazie all’art.117 della Carta costituzionale vigente che dispone, in materia di trasporti la “cc.dd. legislazione concorrente “.

E poi ci meravigliamo che esiste tanta corruzione???

Per l’evasione fiscale invece, se fosse possibile definire il quadro delle assurdità in una graduatoria, penso che la situazione è addirittura peggiore. Con una tassazione di oltre il 50%, dove io imprenditore, senza saperlo, ho un socio occulto, dove a rischiare sono solo io.

Come ci si fa a meravigliare di una “evasione fiscale patologica” con una pressione di tal fatta e servizi da terzo mondo?

Anche qui è un mistero tutto italiano!

Consoliamoci intanto per il solo fatto che la “Corte dei Conti” ce lo ricorda: scusate se è poco!