La City di Londra perde appeal, crollano le offerte lavoro nella finanza

19 Ottobre 2020, di Mariangela Tessa

Continua l’effetto Brexit sui posti di lavoro nel settore finanziario a Londra. Mentre alcuni tra i big della finanza fanno le valigie in vista di un possibile no deal, nel terzo trimestre le offerte di lavoro pubblicate dalle banche e dalle istituzioni finanziarie nella City di Londra sono crollate del 54% rispetto allo stesso periodo del 2019 per via delle crescenti incertezze su coronavirus, Brexit e profitti bancari.

Secondo i dati della società di recruiting Morgan McKinley,  le società della City di Londra, cuore della finanza londinese, hanno pubblicizzato solo 3.810 ruoli nei tre mesi fino a settembre. Un numero in aumento rispetto ai 2.490 dei tre mesi precedenti, quando il Regno Unito era sottoposto a misure di blocco più rigorose, ma comunque in forte calo rispetto al 2019 e ai minimi da anni

“Le aziende e le persone in cerca di lavoro stanno lottando con l’impatto della pandemia e sono preoccupate di cosa significherà una seconda ondata”, ha affermato Hakan Enver, amministratore delegato di Morgan McKinley U.K. “Ma non possiamo nemmeno dimenticarci della Brexit. Ci sono preoccupazioni per la ripresa a lungo termine e il libero flusso di capitali e l’equivalenza per i servizi finanziari del Regno Unito che devono essere chiariti “.

City di Londra, disoccupazione in aumento, finanza in affanno

Il calo dei posti vacanti arriva tra le crescenti perdite di posti di lavoro in tutto il Regno Unito e uno sfondo di tagli globali nel settore bancario, che è alle prese con tassi di interesse estremamente bassi e rapidi cambiamenti tecnologici.

In generale nei tre mesi conclusi a fine agosto scorso, la percentuale di non occupati nel Regno Unito è salito al 4,5% (+138mila unità) per effetto della pandemia a fronte del 4,1% dei tre mesi precedenti.

Secondo una ricerca condotta da Ey, le società finanziarie hanno già trasferito almeno 7.500 di posto di lavoro e asset dei clienti europei per un valore di 1,2 trilioni di sterline, ma si pensa che il fenomeno stia progressivamente accelerando in vista del 31 dicembre, data in cui terminerà il periodo di transizione. Solo a settembre sono stati annunciati 400 trasferimenti, secondo il report di EY che monitora 222 tra le società finanziarie.

“Mentre ci avviciniamo rapidamente alla fine del periodo di transizione, alcune aziende stanno sono entrate nelle fasi finali del loro piano Brexit, comprese le delocalizzazioni”, ha affermato Omar Ali, partner di EY.
“Questo nonostante la pandemia e le conseguenti restrizioni alla circolazione delle persone”.
Molte aziende sono tuttavia ancora in modalità “wait and see” e presto potrebbe annunciare i loro piani di trasferimento. 

Tra le società che hanno già fatto passi concreti spiccano JPMorgan Chase, che a fine settembre ha annunciato l’intenzione di trasferire asset per 200 miliardi di euro da Londra a Francoforte, mentre 200 dipendenti della sede di Londra sono stati invitati a trasferirsi nella città tedesca o negli uffici di Parigi, Madrid e Milano.