L’Italia con Tremonti cerca di barare: debito pubblico compresi i debiti privati

18 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(ASCA-Afp) – I ministri delle finanze dei paesi aderenti all’Unione Europea hanno raggunto l’accordo sulla riforma del Patto di Stabilita’ e di crescita dell’Unione. Lo scopo e’ quello di rinforzare la disciplina dei conti pubblici su deficit e debito per evitare evitare un ”deja vu” della crisi del debito sovrano come accaduto nel caso della Grecia.

Intervistato da Sky, il ministro Giulio Tremonti e’ partito dal latino, ”habemus novum pactum”, poi ha parlato ”di un buono accordo che mette l’accento non solo sul debito pubblico ma anche su quello privato, che e’ stato la causa della crisi”.

L’Italia, dopo la Grecia, ha il peggiore rapporto debito/pubblico pil, si viaggia al 118%, ma in termini di debito aggregato (debito pubblico+debito privato) e’ uno dei paesi piu’ virtuosi dell’Unione. L’accordo dopo una intera giornata di trattative, secondo fonti della Ue, prevedera’ un meccanismo piu’ spedito per comminare sanzioni alle nazioni che non correggono i conti pubblici. Un paese ”ammonito” dalla Commissione Europea per l’andamento della finanza pubblica avra’ sei mesi per mettere in campo le necessarie correzioni, se non lo fara’ scatteranno le sanzioni. Da quanto si apprende la Francia voleva un meccanismo sanzionatorio meno automatico, la Germania immediatamente automatico alla violazione delle regole, Italia e Polonia avrebbero lavorato per ammorbidire la posizione di Berlino.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel proporranno nuove regole per sanzionare i paesi Ue che hanno un deficit pubblico ”eccessivo”. Lo ha detto il presidente francese dopo il colloquio avuto oggi con la Merkel a Deauville, in Francia. Sarkozy ha riferito ai cronisti che Francia e Germania intendono emendare in questo senso il Trattato di Lisbona introducendo, entro il 2013, regole piu’ strette per assicurare la stabilita’ finanziaria dell’Unione.

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«Habemus novum pactum». Così il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha aperto la conferenza stampa organizzata al termine della riunione dei ministri finanziari europei sulla riforma del patto di stabilità e crescita Ue. Dalla riunione, in effetti, è passata la linea del ministro italiano riguardo al computo del debito pubblico: come ha spiegato il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, «la sostenibilità e l’andamento della riduzione del debito pubblico saranno valutati sulla base di vari fattori, comprese la situazione e l’evoluzione del debito privato». Grilli ha precisato che conteranno anche la valuta, le politiche in corso, ma i dettagli saranno definiti in un momento successivo.

L’accordo, ha spiegato il ministro, impone all’Italia «di mantenere il rigore sul deficit», anche se sul fronte del debito il nuovo Patto non provoca preoccupazioni al nostro Paese. Il ministro non ha nascosto soddisfazione: «È un testo molto gestibile – ha detto – e sulle sanzioni c’è grande flessibilità, ragionevolezza, non rigidità». Tremonti ha spiegato che oggi «è finito il lavoro tecnico-politico, ora la questione passa al lavoro politico che toccherà ai capi di governo. Comunque siamo tutti concordi, si tratta di un buon testo che potrà essere migliorato».

Nel testo sulla riforma del Patto di stabilità e di crescita «non c’è alcun riferimento numerico per quel che riguarda il debito pubblico», ha aggiunto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Nella proposta della Commissione Ue si prevede per i Paesi in debito eccessivo (sopra il 60%) un taglio del debito pubblico di un ventesimo l’anno.

In sostanza quello di oggi è un accordo di massima, come ha spiegato direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, in cui le sanzioni per i Paesi che non rispettano i termini del patto saranno proposte della Commissione Ue, ma potranno essere «bloccate da una maggioranza qualificata dei governi». Saranno aumentati i meccanismi di monitoraggio sulle politiche di bilancio degli Stati e anche la stabilità macroeconomica, in sostanza la competitività di un Paese. Ed anche qui le sanzioni saranno possibili in caso di scarso attivismo. I capi di governo discuteranno la riforma nel Consiglio della prossima settimana a Bruxelles.