L’IRA DEL CAVALIERE. MA SARA’ POI VERO?

29 Agosto 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – L’ira del Cavalie­re. Contro Feltri. E’ questa la versione che accreditano a Pa­lazzo Chigi. Un possibile tito­lo. Berlusconi non ne sapeva nulla. E’ stato un fulmine a ciel sereno per il presidente del Consiglio. Lo suggerisce, dicono, la logica: non avrebbe avuto senso attaccare un pez­zo di Chiesa nel giorno in cui si deve incontrare il segretario di Stato del Vaticano. Lo con­ferma, aggiungono, la libertà che da sempre contraddistin­gue il direttore del Giornale, che gode della sua autonomia editoriale, che nel caso specifi­co è anche un tantino sopra la media.

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Berlusconi che non ne sape­va nulla è una versione che si rafforza con altri elementi. «Sono dispiaciuto e addolora­to », confida agli amici. La visi­ta all’Aquila era un appunta­mento che gli stava molto a cuore, sia per la partecipazio­ne alla processione della Per­donanza insieme al cardinal Bertone, sia per le tante ragio­ni che in questi mesi hanno rafforzato il legame fra il Cava­liere e l’Abruzzo. In questa cornice è il presi­dente del Consiglio che rinun­cia alla presenza nella città col­pita dal sisma, che manda Let­ta al suo posto, che si mostra più che dispiaciuto con gli amici durante la giornata di ie­ri, sottoscrivendo una nota che denuncia l’imbarbarimen­to delle regole comuni, la con­tinua violazione del diritto alla privacy (l’ha subita lui in que­sti mesi; oggi ne è vittima una persona che non fa politica, co­me il direttore del giornale dei vescovi).

Berlusconi ieri mattina è sta­to a lungo sia con Gianni Letta che con Paolo Bonaiuti, a Palaz­zo Grazioli. La gestione delle conseguenze di un incidente inedito con la Chiesa avrebbe suggerito innanzitutto una co­sa: non partecipare alla Perdo­nanza, decisione che il premier avrebbe preso prima ancora che ad un’analoga conclusione arrivassero le gerarchie vatica­ne, che pure hanno dato (loro e non Palazzo Chigi) notizia del cambio di programma, «per evitare strumentalizzazioni». Ma in quella parola, «stru­mentalizzazioni », sembra af­fiorare un altro aspetto della vicenda: una foto congiunta di Bertone e Berlusconi, dopo la pubblicazione del Giornale di ieri, avrebbe forse avallato le indiscrezioni su alcune frizio­ni intestine alla Chiesa, che re­stituiscono il direttore di Avve­nire non solo come colui che ha subito un attacco, ma è an­che come parte di una corren­te di pensiero che non va com­pletamente a braccetto con la segreteria di Stato.

«È stato fat­to un regalo a Bertone e uno sgambetto a Bagnasco», rac­contava ieri sera una persona vicina al Cavaliere, rileggendo il caso sotto un’altra luce: di­saccordi sulla conduzione e la linea politica di Avvenire all’in­terno della Santa Sede, lo sco­op di Feltri che avrà più conse­guenze al di là del Tevere che sui rapporti fra governo e San­ta Sede. Come in ogni vicenda di questo genere affiorano infine altre ricostruzioni. Berlusconi che viene indirettamente infor­mato, come Letta, dell’articolo del Giornale, sin dalla (tarda) sera prima [VEDI sotto (a)]. Che reagisce con un silenzio assenso alla noti­zia. Ancora lui, il capo del go­verno, che stanco degli attac­chi del giornale dei vescovi, delle reprimende sulla sua vita privata, decide di replicare con­vinto (sondaggi alla mano) che il cosiddetto voto cattolico è categoria ormai sopravvaluta­ta. Versioni minoritarie di una vicenda molto più complessa di quello che appare.

Leggere anche:
LA RABBIA DEI MORALISTI MASCHERATI

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(a) Ripubblichiamo da Dagospia:

Corre voce che l’attacco del “Giornale” al direttore di “Avvenire” non sia arrivato affatto a sorpresa.

Ieri sera, infatti, il sottosegretario Gianni Letta avrebbe avvisato il presidente della Cei Angelo Bagnasco del siluro già in rampa puntato su Boffo. E il cardinale avrebbe fatto di tutto per impedirne la pubblicazione.

Credibile che il cardinale Bagnasco si sia voluto impegnare personalmente in difesa di Boffo, cui deve gran parte della sua carriera ecclesiastica. Una carriera cominciata quando Bagnasco ha cominciato a partecipare ai lavori del consiglio di amministrazione di “Avvenire”.

Boffo, infatti, non è solo il direttore del foglio dei vescovi. E’ l’uomo più potente della Chiesa italiana dopo Camillo Ruini. Per anni consigliere di tutte le mosse politiche, al punto di andare – un anno fa – in televisione al Tg1 a perorare la causa dell’alleanza tra Berlusconi e l’Udc di Casini poi saltata, per conto del cardinale Ruini.

A lui, nel corso degli anni, si sono affidati preti e monsignori per essere promossi vescovi. “Il Giornale” scrive che delle vicende di Boffo il cardinale Ruini era informato da anni: non solo lui, ma anche gli arcivescovi Tettamanzi (Milano) e Betori (Firenze). I primi due super-papabili nel conclave del 2005 che ha eletto papa Ratzinger.

Due che potevano essere vestiti di bianco ma coprivano il lato dark del loro protetto. Per questo la vicenda è appena all’inizio. E Feltrusconi non è intenzionato a mollare l’osso: domani altre puntate di Boffo nei gay. Infine va anche detto che oggi metà Curia, quella legata al cardinale Bertone (nemico storico di Ruini), ha brindato all’articolo de “Il Giornale”.

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Retroscena Sconcerto per alcuni titoli del quotidiano

Le scelte di «Avvenire» riaprono il confronto tra le due linee della Chiesa

CITTÀ DEL VATICANO — «Un attacco virulento e basso», dicevano l’altro gior­no in Vaticano, «disgustoso e molto gra­ve », ha sillabato ieri il cardinal Bagna­sco. Gli articoli del Giornale berlusconia­no contro il direttore di Avvenire Dino Boffo, con tanto di accusa a cardinali co­me Ruini e Tettamanzi che avrebbero sa­puto e coperto il presunto «scandalo», non potevano che compattare l’istituzio­ne, almeno verso l’esterno. Sul fronte in­terno, invece, la faccenda è un po’ più complicata e non riguarda le accuse a Boffo ma la linea recente del quotidiano cattolico, che a quanto si dice Oltreteve­re ha provocato qualche irritazione nel­la segreteria di Stato.

Per capirla bisogna tenere presente due date: 25 marzo 2007 e 17 ago­sto di quest’anno. Alla prima risale la lettera che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vatica­no, inviò al cardinale Bagnasco, in occasione della sua nomina a presi­dente della Cei, un testo che fa da sfondo alle tensioni interne degli ulti­mi tempi. In quella lettera, tra l’altro, il cardinale Bertone scriveva: «Per quanto concerne i rapporti con le istitu­zioni politiche, assicuro fin d’ora a Vo­stra Eccellenza la cordiale collaborazio­ne e la rispettosa guida della Santa Sede, nonché mia personale…». Il segretario di Stato, insomma, rivendicava a sé la «guida» di ciò che il cardinale Ruini ave­va sempre gestito in modo autonomo, «negli ultimi mesi ho potuto apprezzare ancor meglio il compito che i Pontefici hanno affidato a questa Segreteria, d’in­tessere e di promuovere le relazioni con gli Stati e di attendere agli affari che, sempre per fini pastorali, debbono esse­re trattati con i governi civili».

Una linea «istituzionale» e aliena dal­le polemiche politiche che non è cambia­ta: il 17 agosto si è completato il nuovo assetto della Segreteria di Stato con la nomina di monsignor Ettore Balestrero, 42 anni, a sottosegretario per i Rapporti con gli Stati. Un mese prima Benedetto XVI aveva nominato monsignor Peter Brian Wells, americano di 46 anni, asses­sore agli Affari Generali, l’altro «nume­ro tre» della Segreteria di Stato. I vertici sono ora tutti di nomina ratzingeriana e insomma il cardinale Bertone, si spiega Oltretevere, «ha in mano la macchina» più che mai saldamente.

Per questo la Santa Sede respinge l’idea di una «crisi istituzionale» con il governo. Le polemiche estive non sono piaciute, e non si tratta solo dello «stilli­cidio » sulle vicende del premier: quan­do Avvenire ha fatto un parallelo fra le tragedie dei migranti morti in mare e la Shoah, «in segreteria di Stato sono rima­sti sconcertati».

Il cardinale Bertone, tre giorni fa, dice­va in un’intervista all’ Osservatore Roma­no : «È invalsa l’abitudine di imputare al Papa — o, come si dice, soprattutto in Italia, al Vaticano — la responsabilità di tutto ciò che accade nella Chiesa o di ciò che viene dichiarato da qualsiasi espo­nente o membro di Chiese locali, di isti­tuzioni o di gruppi ecclesiali. Ciò non è corretto».

Del resto, è un segnale del nervosi­smo e delle tensioni di questi giorni il fatto che le parole di Bertone, anche nel­la Chiesa italiana, siano state considera­te da alcuni con apprensione, «chi pun­ta a dividere la Chiesa potrebbe approfit­tarne ». Problema al momento risolto, paradossalmente, proprio dalla virulen­za degli attacchi a Boffo e ai vertici Cei. La cena con Bertone e Berlusconi «sareb­be dovuta avvenire in una occasione isti­tuzionale ben definita», ricordava l’ Os­servatore Romano . Non aveva altri signi­ficati. Per questo, a scanso di «strumen­talizzazioni », è stata cancellata. Restano le ferite per gli attacchi, «un problema molto grande per il mondo cattolico». Anche se, garantiscono Oltretevere, la li­nea «istituzionale» non cambierà: «Il cardinale Bertone non è tipo da lasciarsi condizionare». (Gian Guido Vecchi)

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