L’EUROPA ”STROZZACREDITO”
E L’ITALIA

di Redazione Wall Street Italia
24 Aprile 2003 13:35

Con il suo intervento ieri all’Associazione Bancaria Italiana, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha lanciato un segnale importante.

La buona condizione della finanza pubblica italiana in Europa, dove sono altri paesi ad andare peggio di noi e a meritare i richiami ufficiali di Bruxelles, consente al governo di prendere in mano con più energia la politica del credito.

Rispondendo in nome dell’interesse nazionale a un appello che sia le imprese sia le banche italiane avevano levato in questi mesi. Di che cosa si tratta? Del prossimo accordo internazionale noto come Basilea 2, una normativa nata con l’intento di impedire nuove crisi bancarie.

La bozza di accordo impegna i paesi aderenti a esigere che le banche compensino gli elementi crescenti di rischio dei loro prestiti accantonando valori patrimoniali a garanzia della stabilità del sistema. Poiché questa operazione costa cara alle banche, la conseguenza sarebbe un incremento del costo medio dei finanziamenti.

Esiste dunque il concreto rischio che le piccole e medie imprese italiane vadano incontro a un ulteriore inasprimento delle condizioni loro praticate dalle banche.

Per l’Italia è un rischio più serio che per altri paesi: da noi le imprese con meno di 20 addetti sono il 98 per cento del totale, con il 60 per cento di occupati e il 40 per cento del valore aggiunto prodotto dalle aziende nazionali.

Già nel 2002 le imprese con fidi non superiori ai 125 mila euro pagavano un tasso sui prestiti a breve superiore alla media di quattro punti. La Banca d’Italia, nelle trattative tecniche, ha già ottenuto utili ammorbidimenti.

Ma anche nella versione attuale “il testo è ragione di forte preoccupazione”, ha detto Tremonti. Il recepimento di questo accordo “strozzacrediti” richiede una direttiva comunitaria da scrivere nel semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo. E l’Italia farà pesare le sue ragioni.

E’ il modo giusto per superare le polemiche che opponevano Abi e Confindustria, sfiorando anche la Banca d’Italia. Che è titolare della vigilanza sulla stabilità di ogni singola banca. Come al ministero spettano, per l’articolo 24 titolo quinto della legge Bassanini, le competenze sulla stabilità del sistema del credito in quanto tale.

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