L’euro non trova fattori a supporto. Ogni rialzo interessante per vendere

12 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – I temi scottanti che la faranno da padrone anche per la giornata di oggi riguardano senza dubbio l’euro e tutto ciò che gli gravita attorno.

La big news di ieri, che ha scatenato il movimento di discesa della moneta unica, che ha rispettato le correlazioni con le altre valute a più alto rendimenti rispetto al dollaro americano e con le commodity (anche se l’oro ha resistito sui livelli di supporto di giornata passanti in area 1.631,00) e ha raggiunto i nuovi minimi dell’anno, riguarda l’agenzia di rating Fitch, che si è espressa in maniera molto chiara sullo stato di salute dell’area euro.

Se la BCE non continua ad acquistare i titoli di Stato italiani, la sopravvivenza della moneta unica è a rischio. Ed un collasso avrebbe effetti devastanti per l’economia globale. Grazie Fitch, per averci illuminati.

Il problema è che il mercato ha reagito a questa dichiarazione, andando ad approfondire i movimenti partiti da inizio anno, che riflettono in maniera abbastanza chiara il sentiment degli operatori, che comprano euro soltanto per avvantaggiarsi delle correzioni tecniche.

La pesantezza che si respira sulla moneta unica e sul rischio più in generale si percepisce a pelle e la vicinanza a punti di resistenza importanti per il dollaro americano contro diverse divise fa sì che il pericolo di rotture sia da considerare come effettivo.

Ieri abbiamo assistito anche alla conferenza stampa congiunta Monti-Merkel da Berlino, durante la quale ci siamo presi le congratulazioni del cancelliere tedesco per aver avviato le riforme necessarie in così breve tempo al quale abbiamo risposto lanciando il seguente messaggio: “l’Italia ha fatto il suo, adesso avanti con la crescita!”.

Ebbene, la crescita sembra poter essere il prossimo punto su cui bisognerà concentrarsi, con l’obiettivo di ottenere un piano di crescita strutturale, che funzioni in maniera sana (una volta a regime) e che non faccia affidamento su tutte quegli aiuti e stimoli temporanei per portare i propri effetti positivi.

Bellissime parole e stupende intenzioni, occorre ora trasformare le intenzioni in fatti.

Il ribilanciamento dell’altro piatto della bilancia, che vede misure atte a riportare in essere le condizioni corrette affinchè l’euro sopravviva (leggasi riforme negli Stati più disastrati) da una parte ed appunto misure di crescita dall’altra, è indispensabile.

Se conducessimo una survey tra tutti gli economisti mondiali, siamo certi che il cento per cento di essi, tra le possibili soluzioni alla crisi che si sta vivendo, inserirebbe la crescita economica, l’unica vera e propria medicina che può salvare la situazione.

Siamo davvero curiosi di vedere come si procederà in questo senso e di come il mercato potrà reagire, fino ad allora i momenti di appetito per il rischio potrebbero rimanere in minoranza rispetto alla liquidazione di posizioni percepite come rischiose, a favore del dollaro americano.

La giornata di oggi sarà animata dalle due banche centrali, europea ed inglese. La BCE dovrebbe mantenere i tassi di riferimento fermi all’1%, anche se le speranze che il Presidente Draghi proceda ad un taglio già a gennaio sono davvero tante in quanto ora come ora occorre, per l’appunto, dare più importanza al lato crescita in un ambiente economico che per ora sembra poter essere al riparo da un’inflazione galoppante.

La price action sull’eurodollaro rimane fortemente negativa con la novità, vista ieri, di un avvicinamento al precedente livello di minimo, superato per la verità di pochi pip. 1.2665, quindi, continua a risultare come il più interessante livello di supporto del movimento in calo della moneta unica, in grado di portare ad un ulteriore periodo negativo, se dovesse essere oltrepassato. La considerazione di una tendenza ancora in calo deriva, come visto da qualche settimana, dalla trendline negativa che insiste da più di due mesi (primi di novembre 2011), limitando le velleità di ripresa dei prezzi. Questa linea di tendenza transita, per prossime ore, nei pressi di 1.30 figura ed è l’unico segnale in grado di ridare tecnicamente fiducia al cambio.

Il range ristretto, descritto ieri, sul cambio UsdJpy è stato interrotto a rialzo portando ad una ripresa di qualche pip. Ad onor di cronaca, i prezzi, dopo un’escursione oltre 77, sono rientrati a viaggiare compresi fra 76.75 e 76.90. In linea generale non cambiano le indicazioni in questo caso: i prezzi ci hanno abituato ad accontentarci di pochi pip, dato che un trend duraturo da poter seguire tarda a ripartire.

Il cambio EurJpy si trova ovviamente nella medesima situazione delicata dell’eurodollaro. Il minimo di 97.25 non è stato raggiunto, in questo caso, anche se continua a fornirci un livello di supporto alla tendenza in calo che, come per l’euro, continua da due mesi. Si è creata un’evidente area di resistenza a 98.50, con cui i prezzi dovranno fare i conti prima di giungere alla successiva compresa fra 99.50 e 100.

Una sterlina decisamente sotto attacco, quella vista ieri, che ha perso più terreno contro il dollaro di quanto ne abbia perso l’euro. Il movimento in calo di più di una figura ha condotto il cable su un livello di svolta che stiamo curando da mesi. Parliamo dell’area di supporto che viaggia compresa fra 1.53 e 1.5350, su cui i prezzi si sono appoggiati diverse volte dal 2010 (settembre 2010 e dicembre 2010; settembre e ottobre 2011), sempre però ripartendo a rialzo. Idealmente questo livello sembra suddividere il grafico del cable in due e lascia presupporre che oltre la sua rottura, a ribasso, la tendenza della sterlina possa risultare ulteriormente in calo.

Il cambio EurChf si mantiene su livelli di debolezza, molto vicino ancora a 1.21 figura. La ripresa dei prezzi avrebbe più possibilità di verificarsi se venisse rotta a rialzo la trendline negativa con origine nei giorni precedenti il Natale e che transita a 1.2175 nelle prossime ore. Inutile ripetere la delicatezza della situazione, dato che chiunque ora conosce le intenzioni della SNB di “proteggere” 1.20 con ogni mezzo.

Concludiamo con il dollaro australiano, che conferma la propria forza, perdendo meno terreno a favore del dollaro rispetto alle altre major. La formazione di una flag su grafico orario con transito della parte superiore a 1.0310 suggerisce che un’eventuale rottura a rialzo potrebbe portare ad un nuovo test del massimo di riferimento a 1.0380 già nelle prossime ore. Questo potrebbe portare quindi ad una continuazione del trend primario, ancora in salita.

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