L’ECONOMIA
DI GEORGE W. BUSH

23 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Ted Kennedy, per criticare il discorso sullo stato dell’Unione del presidente Bush, non ha saputo far di meglio che ricorrere alla vecchia immagine di un’Amministrazione che si rivolge a Wall Street invece che a Main Street, al big business che la finanzia in campagna elettorale invece che alla vasta platea dell’americano medio.

E’ un segnale che indica che per i democratici è duro trovare critiche più efficaci dei consunti stereotipi. Il mix di deficit di spesa, tagli alle tasse, politica monetaria espansiva e provvedimenti fortemente sociali su cui si fonda il “compassionate conservatism” di Bush, lascia ai critici solo l’arida contabilità dei posti di lavoro ancora sotto le attese, rispetto ai solidi tassi di crescita cui ha preso a marciare il prodotto interno lordo.

Quanto alla tendenza della spesa pubblica ad andare troppo in rosso, a preoccuparsene sono voci del campo conservatore come la Heritage Foundation e il Wall Street Journal: i democratici solo a parole, visto che ciascuno dei loro candidati è diversamente contrario a rendere permanenti i tagli alle tasse richiesti da Bush, ma aggiunge sgravi fiscali a quelli attuali e impegni di spesa tali da aggravare comunque il deficit.

Si prenda, per esempio, uno dei ritornelli ricorrenti a proposito delle famigerate “ingiustizie sociali del modello americano”: i circa 42 milioni di americani che attualmente sono scoperti da qualunque forma di assicurazione sanitaria. Tanti. Anche per il “compassionate” Bush. Che infatti non si è limitato a far approvare un potenziamento decennale del Medicare per quasi 400 miliardi di dollari, volto a coprire le spese per i farmaci ad anziani e pensionati.

Nello Stato dell’Unione ha aggiunto che continuerà a chiedere al Congresso anche il piano decennale da 89 miliardi di dollari volto a estendere la copertura sanitaria a chi ne è esente. Crediti fiscali, a partire da 1.000 dollari l’anno a testa e a 3.000 per famiglia, per i redditi più bassi. E crediti esigibili da parte delle strutture sanitarie – per coloro che non hanno redditi da dichiarare. E’ la “tassa negativa”, cara ai liberisti.

In Europa si preferisce gonfiare le strutture pubbliche. Bush le bypassa, con sgravi incassabili direttamente dalla struttura medica che si sceglie il cittadino, anche se povero. Ma sarà però meno povero, se ci saranno meno stipendi inutili nella sanità pubblica. Perché la salute è fatta di prestazioni al cittadino, non dal numero dei dipendenti degli ospedali pubblici.

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