L’AMERICA NON CREA POSTI DI LAVORO. E LA BORSA?

5 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

Ci sono pochi dubbi sulla portata della delusione del rapporto sull’occupazione per il mese di febbraio. I 21.000 nuovi posti di lavoro creati insieme alla revisione al ribasso dei mesi precedenti sono appena sufficienti per parlare di una timida ripresa del mercato lavoro se non addirittura di una situazione di stallo.

Gli analisti che come Tony Crescenzi di Miller & Tabak, parlavano ancora ieri di 200.000 nuovi posti come target raggiungibile nei prossimi mesi, saranno costretti a rivedere l’ottimismo con cui guardano a questo importante aspetto della ripresa economica.

Secondo William Quan, direttore della ricerca di Mizuho Securities USA, citato da Bloomberg, il rischio adesso e’ quello di vedere una nuova ondata di revisioni al ribasso per la seconda parte dell’anno.

A questo punto anche le previsioni sulla rielezione di George Bush potrebbero essere riviste a favore di Kerry, aggiungendo un nuovo elemento di incertezza sui mercati finanziari. Un aumento della percezione del rischio unito a basse pressioni inflazionistiche avranno l’effetto di deprimere le possibilita’ di estendere i guadagni degli ultimi mesi in borsa.

Le reazioni del mercato nel breve termine sono quelle piu’ facili da analizzare. Borsa giu’ con particolare pressione sulle vendite sui titoli maggiormente ciclici e sulle azioni con beta piu’ elevato. Al contrario i bond sono destinati a rimanere vicino ai massimi dell’anno.

La reazione immediata della scadenza sul T-bond a 10 anni e’ stata quella di salire con violenza (maggiore incremento dal 2001) con il rendimento che e’ sceso addirittura sotto 3.80%. Quanto successo almeno nel breve si spiega con una copertura repentina di posizioni corte che erano state accumulate in chi sperava in un numero di paghe ben superiore a quello attuale.

Abbastanza ovvia anche la reazione del dollaro che per un effetto di spill over e’ tornato ad indebolirsi soprattutto sull’euro e potrebbe fare altrettanto sullo yen in mancanza di interventi della BOJ all’ inizio della settimana prossima.

Sugli effetti di piu’ lungo termine invece come sempre c’e’ maggiore incertezza. Se quanto e’ successo e’ solo un passo meno veloce del previsto ma su un sentiero di espansione che comunque tende ad aumentare gli occupati negli Stati Uniti, allora il dato potrebbe essere addirittura “non negativo”.

Il senso del ragionamento e’ che se non si alimenta la famosa esuberanza irrazionale degli investitori, il sentiero di crescita e’ meno verticale ma maggiormente sostenibile. Quanto successo a Wall Street a mezz’ora dall’apertura sembra dimostrare la volonta’ degli investitori istituzionali di non cambiare di molto l’asset allocation del portafoglio, almeno per quanto riguarda la componente equity.

Va detto inoltre che sull’equity USA la prudenza aveva gia’ fatto la sua parte nelle sedute precedenti al dato e quindi il ribasso e’ stato meno sostenuto di quanto ci si potesse aspettare. Ed e’ proprio la borsa quella che sconta con maggiore lungimiranza quello che prevedibilmente accadra’ in futuro sullo scenario economico.

La capacita’ delle Banche centrali di rivitalizzare l’inflazione a livello mondiale e gli spazi limitati di ulteriori forti discese del dollaro confermeno la validita’ di questa ipotesi. Non si tratta di essere particolarmente ottimisti sul comparto azionario, e’ solo la mancanza di valide alternative che funge da supporto alla borse in questo momento.

Al contrario se quanto successo e’ il segnale che l’economia americana e’ stata drogata dai tagli fiscali e dai bassi livelli dei tassi d’interesse ma non ha compiuto le ristrutturazioni necessarie sul fronte del deficit pubblico, della bilancia commercile e della propensione al risparmio, allora quanto successo oggi e’ un campanello d’allarme molto pericoloso.

Non e’ solo l’occupazione a non crescere. Altri elementi stanno minando le basi del sistema. Il fatto che la quota di disoccupati in cerca di lavoro scoraggiati che escono dalla popolazione lavorativa, rimanga elevata e’ un elemento preoccupante non solo dal punto di vista economico. I risvolti sociali potrebbero presto portare a nuove tensioni soprattutto in un anno in cui si vota per la Casa Bianca, dove Bush e Kerry saranno disposti a tutto pur di guadagnare posizioni.

Gli scenari piu’ neri dipinti dai vari Stephen Roach potrebbero presto diventare pericolosamente attuali. L’America e il resto del mondo capitalistico rimangono sistemi fondati sul debito. Da questo punto di vista una sostanziale tenuta della fiducia e’ un elemento essenziale. Se dovvesse venire a mancare quello, il gioco dei vasi comunicanti su cui e’ costruita la finanza mondiale potrebbe davvero subire un contraccolpo molto duro. Sarebbe come fare entrare un elefante in un negozio di cristalli.