Julius Bear: la città più cara al mondo è in Asia. Milano svetta in Italia

17 Gennaio 2020, di Alessandra Caparello

La città più cara al mondo? Si trova in Asia. A dirlo il primo Global Wealth and Lifestyle Report di Julius Baer che analizza le tendenze alla base dei modelli di consumo di lusso in tutto il mondo.

Le città più costose al mondo

In base al report della banca svizzera risulta che l’Asia è la regione più costosa e ospita le tre città più costose del mondo (Hong Kong, Shanghai e Tokyo) ma anche la meno costosa (Mumbai al 28° posto). L’America è al secondo posto in assoluto, guidata da New York (4° a livello mondiale), mentre Vancouver rivendica la posizione di città più conveniente in Canada (21°).
Le città europee offrono il miglior rapporto qualità-prezzo, guidate da Londra (7°), mentre le città più lussuose del vecchio continente sono Barcellona (24°) e Francoforte (26°).

In Italia la più cara è Milano

Guardando all’Italia è Milano la città che vanta il primato della più cara nel belpaese. Nel capoluogo lombardo i prezzi degli immobili si sono mantenuti stabili negli ultimi anni, mentre sono saliti in zone vicino ai negozi di lusso come Porta Romana, Piazza Castello, Magenta, Pagano, Brera.

Ciò che emerge in generale dal report di Julius Bear è che la domanda globale di lusso continua a crescere costantemente nel tempo. Al contempo con il mondo delle imprese che cambia e la società che spinge per un futuro più sostenibile, i governi, le autorità di regolamentazione e le banche centrali iniziano ad affrontare il tema della sostenibilità.

I consumatori dei paesi meno sviluppati dell’Asia e dell’America Latina sono disposti a pagare di più per i prodotti delle aziende responsabili, sia perché stanno subendo direttamente gli effetti negativi della rapida crescita economica, sia perché la fiducia nei marchi locali non è elevata.
Al contrario i consumatori europei e nordamericani sono meno disposti a pagare prodotti di provenienza più etica  e questo a causa delle normative ambientali severe e dello scetticismo delle grandi aziende.