JP Morgan e Intel non riescono a trascinare Wall Street

14 Gennaio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Partenza in calo per i principali listini azionari americani, che comunque da ormai oltre 30 sedute non vedono cali superiori al mezzo punto percentuale. Tanto che in due mesi il mercato ha guadagnato circa l’8%. S&P, Nasdaq e Dow sono in calo dello 0,5-0,15% in avvio.

Il morale resta abbastanza dimesso, dopo che i prezzi al consumo hanno evidenziato un rialzo piu’ alto delle attese, ai massimi da giurgno 2009, riportando lo spettro dell’inflazione anche all’ombra degli Stati Uniti, dopo che ieri la Banca centrale europea, per voce del suo presidente Jean-Claude Trichet, ha avvertito che presto potrebbe entrare in gioco una stretta monetaria nell’area euro. Cio’ ha spinto al rialzo la moneta unica, che tuttavia oggi sta bruciando parte dei guadagni accumulati ieri.

Sempre sul fronte macro la produzione industriale e’ salita il doppio rispetto alle attese in dicembre, mentre le vendite al dettaglio sono cresciute in dicembre per il sesto mese di fila, confermando che la stagione delle festivita’, nonostante il maltempo che si e’ abbattuto sulla costa orientale americana, ha regalato soddisfazioni ai gruppi retail. In calendario Usa sono attesi ora produzione industriale, sempre di dicembre, e infine l’indice della fiducia dei consumatori stilato dall’Università del Michigan, che si riferisce agli inizi di gennaio, e le scorte aziendali di novembre.

Ma a dare uno scossone ai mercati ancora prima e’ arrivata la trimestrale di JP Morgan ed e’ stata uno scossa positivo: il gruppo finanziario ha chiuso l’ultimo trimestre dell’anno con utili in crescita del 47% a $4,8 miliardi, piu’ alti del previsto, accompagnati da un aumento del fatturato dell’11%. L’AD Jamie Dimon ha citato il miglioramento della congiuntura creditizia, sottolineando che si sono visti “buoni risultati” in tutti i business in cui la banca e’ attiva.

Ieri, dopo la chiusura di Wall Street, ha diffuso i risultati il colosso dei chip Intel, che ha reso noto di riportato i migliori utili della sua storia, relativi al quarto trimestre.

Intanto da segnalare, oltre all’Europa, anche in Asia e nel Pacifico c’è stata una brusca battuta d’arresto per le principali Borse che, per questioni di fuso orario, hanno scontato il dato sull’occupazione negli Usa diffuso ieri. I listini hanno cosi’ eroso rialzi accumulati nelle ultime 2 sedute, a causa soprattutto delle perdite registrate dai grandi esportatori e dal comparto delle materie prime.

Tornando al Vecchio Continente, dove Piazza Affari si distingue come una delle borse meno negative (-0,2%), l’attenzione si è spostata oggi dal problema dei Piigs a quello dell’inflazione, un tema di cui ha parlato già ieri Trichet, nella conferenza stampa successiva alla decisione sui tassi di interesse, rimasti invariati. Un timore, quello del rialzo delle spinte inflazionistiche, che è stato confermato di nuovo in mattinata.

Nel mese di dicembre, ha riportato infatti Eurostat, l’inflazione si è attestata al 2,2% annuo dall’1,9% del mese di novembre, ovvero al top dall’ottobre 2008 (3,2%). Di fatto, il valore è superiore al del limite che la Bce considera coerente con la stabilita’ a medio termine dei prezzi.

Un’altra preoccupazione l’hanno generata le novità in arrivo dalla Cina. La banca centrale cinese ha varato infatti una nuova stretta sulla liquidita’ delle banche commerciali. A decorrere dal prossimo 20 gennaio, il coefficiente di riserva obbligatoria sale di 50 punti base al 19% della raccolta. Si tratta del settimo aumento consecutivo a partire dal 2010.

Sugli altri mercati i futures sul petrolio con consegna febbraio del petrolio scivolano dello 0,96% a $90,52. Il derivato con scadenza febbraio dell’oro perde $25 (-1,8%) a $1.362. Sul fronte valutario, l’euro sale a $1,3347 (-0,13%). Quanto ai Treasury, si riportano sopra la parita’ i prezzi dei titoli a dieci anni, i quali mostrano un rendimento al 3,29% in calo di 0,9 punti base.