JP MORGAN E CITI DIETRO AL COLLASSO LEHMAN

12 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

Le banche d’affari JP Morgan Chase e Citigroup hanno contribuito in maniera decisiva al fallimento di Lehman Brothers, il cui collasso due anni fa getto’ nel panico il mondo della finanza, e lo avrebbero fatto chiedendo debito collaterale e modificando gli accordi in corso, tanto da ridurre la liquidita’ dell’istituto.

E’ quanto emerge da uno studio di centinaia di pagine del tribunale fallimentare che riporta il risultato delle indagini sulla maggiore bancarotta della storia della finanza e che fa tornare a Wall Street l’incubo dello scandalo Enron.

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“Le richieste di debito collaterale da parte dei creditori di Lehman hanno avuto un impatto diretto sulla liquidita’ dello stesso istituto”, afferma in un documento consegnato ieri al tribunale federale di Manhattan Anton Valukas, incaricato di occuparsi delle indagini sulla bancarotta. “La liquidita’ disponibile della banca e’ uno dei fattori fondamentali per capire i motivi del fallimento di Lehman”.

Stando sempre alle indagini, l’ex amministratore delegato di Lehman, Richard Fuld, l’ex direttore finanziario Erin Callan, l’ex vice presidente esecutivo Ian Lowitt e l’ex managing director Christopher O’Meara avrebbero affondato la banca, prendendo decisioni dannose e facendo dichiarazioni incongruenti sulle finanze dell’istituto. Fuld, 63 anni, e’ stato “come minimo negligente in modo grossolano”, secondo Valukas.

La banca d’affari di New York, che secondo il rapporto ha “ripetutamente ecceduto i limiti e i controlli interni sui livelli di rischio”, e’ collassata nel settembre del 2008 con $639 miliardi di asset.

Valukas, dello studio legale newyorkese Jenner & Block, e’ stato scelto a gennaio 2009 dal tribunale fallimentare della circoscrizione meridionale di New York per esaminare e trovare i motivi del collasso di Lehman Brothers.