Jim O’Neill: petrolio volerà a 80 dollari

22 Novembre 2017, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – L’aumento della domanda globale e la prudenza sulla situazione in Arabia Saudita faranno sì che entro novembre 2018 il prezzo del greggio potrebbe arrivare a 80 dollari al barile.

Così Jim O’ Neill, economista inglese, già presidente della Goldman Sachs Asset Management e dal 14 maggio 2015 consigliere economico del Tesoro:

“Scrivere sui prezzi del petrolio è sempre rischioso. A gennaio 2015, ho stimato che il prezzo del petrolio non avrebbe continuato a scendere, e anzi avrebbe chiuso l’anno toccando il livello più alto ma allora mi  ero sbagliato, ma ora non dovrei sbagliarmi più”.

Partecipando alla Abu Dhabi Petroleum Exhibition and Conference (ADIPEC), una sorta di Davos per i partecipanti al mercato petrolifero, mentre tutti hanno concordato che considerando il momento l’anno prossimo, il petrolio sarà ancora intorno ai 60 dollari al barile, come lo è oggi, per O’Neill così non è.

“Prima di spiegare i motivi, una premessa: prevedere i prezzi del petrolio è inevitabilmente un’impresa impetuosa. Quando, alla fine degli anni’ 70 e all’inizio degli anni’ 80, ho completato un dottorato sui mercati petroliferi, avevo già concluso che cercare di indovinare i prezzi del petrolio è uno spreco di tempo e di energia. (….) dato che negli ultimi anni la volatilità di molti altri asset è fortemente diminuita, potrebbe essere solo una questione di tempo prima che il petrolio e altri prezzi delle materie prime facciano lo stesso decorso. In linea di principio, è vero ma tuttavia, ritengo che il calo della volatilità dei mercati valutari, obbligazionari e azionari rifletta in gran parte la bassa inflazione in molte parti del mondo e la mancanza di significativi aggiustamenti di politica monetaria da parte delle principali banche centrali negli ultimi anni. Non sono sicuro che questi fattori si applichino allo stesso modo al petrolio”.

Secondo l’economista ex di Goldam Sachs, l’economia mondiale ha acquisito slancio, e sta probabilmente crescendo ad un tasso del 4% o superiore e nel 2018 il prezzo del greggio arriverà a 80 dollari al barile per questi motivi:

“Ad eccezione dell’India e del Regno Unito, otto delle dieci maggiori economie si stanno espandendo contemporaneamente. E anche se molti paesi cercano di liberarsi del petrolio, la transizione non avverrà dall’oggi al domani. Di conseguenza, i mercati petroliferi si stanno adeguando alla domanda più forte. Sul versante dell’offerta, il più importante fornitore marginale di petrolio del mondo, l’Arabia Saudita, ha improvvisamente attirato molti critiche e diffidenze. Il governo saudita ha attuato cambiamenti radicali, sia a livello nazionale che in politica estera, e le sue ragioni non sono del tutto chiare”.