Ius soli non piace agli italiani, prevale paura Islam

25 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

Mentre il provvedimento si è arenato e per il momento non verrà discusso in Aula perché debole di numeri, gli ultimi sondaggi rivelano che agli italiani la legge sullo ius soli non piace affatto. E i motivi possono essere in tutto tre come scrive Ernesto Galli della Loggia su Il Corriere della Sera.

“A questa domanda ci sono tre risposte possibili:

a) supporre che i suddetti italiani siano male informati, e quindi ignorino quello che in realtà dice la legge; ovvero b), ritenere che per qualche misteriosa ragione sempre i suddetti italiani siano naturalmente predisposti a nutrire sentimenti xenofobi e/o razzisti; oppure, terza risposta, c), pensare che la legge presenti effettivamente aspetti discutibili capaci di destare a buon motivo perplessità se non allarme”.

In realtà gli italiani più che ignoranti e razzisti, sono preoccupati da questa nuova legge che, come scrive il giornalista, lascia molti dubbi aperti. Cosa dice la legge sullo ius soli ora scartata? Che diventa cittadino italiano chi, maggiorenne, sia nato in Italia da genitori stranieri – di cui solo uno con permesso di soggiorno  e un reddito minimo – o via sia arrivato prima dei 12 anni e abbia compiuti nel nostro paese un percorso scolastico di almeno 5 anni.

“Se si vuol stare coi piedi per terra è giocoforza ammettere che a proposito della nuova legge le preoccupazioni dell’opinione pubblica nascono in specie in relazione ad una categoria particolare di immigrati: gli immigrati di cultura islamica. Sono preoccupazioni realistiche. (…) Non è possibile ignorare che è proprio un tale nodo di vincoli e di appartenenze a sfondo cultural-religioso- familiare che quasi sempre si delinea dietro gli ormai innumerevoli episodi di terrorismo islamista che da anni insanguinano l’ Europa. (…) C’ è un ulteriore insieme di problemi e un ulteriore ordine di esigenze non attinenti questa volta all’ordine pubblico ma piuttosto all’ordine culturale di una comunità. n questo caso della comunità italiana, la quale legittimamente desidera continuare a riconoscersi come tale e quindi a conservare i propri valori e stili di vita”.

Il problema che la legge non coglie, dice il giornalista, è che si basa su un’integrazione assai lunga e difficile.

“E poiché evidentemente la legge non può fare discriminazioni, appare allora altrettanto sensato pensare ad un testo di legge diverso da quello attuale, e cioè «tarato» sulla fattispecie più difficile, vale a dire sull’immigrazione proveniente dalle culture più distanti da quella italiana. Tra le quali dobbiamo riconoscere che la prima in assoluto è di fatto quella islamica”.