Ius Soli mossa politica, parola della figlia di migranti Kawtar Barghout

3 Settembre 2017, di Francesco Puppato

A livello politico continua il dibattito in merito al DDL sullo Ius Soli.

Da una parte il giornalista e deputato del PD Khalid Chaouki, dal suo profilo twitter dice “sullo Ius Soli non si indietreggia. Perché cittadinanza significa inclusione e questo ci mette al riparo da…” (lasciando intendere, probabilmente, attentati ed atti terroristici, piuttosto azioni incivili); dall’altra Antonio Maria Rinaldi, economista di lungo corso e fondatore di “scenarieconomici.it”, sempre su twitter replica in risposta allo stesso Chaouki con un “passiamo alle minacce?” (come per chiedere se la non approvazione dello Ius Soli dovesse implicare il fatto che l’Italia si trovi soggetta ad atti terroristici).

Ecco invece come si vive la questione più a livello popolare, tra i diretti interessati.

Kawtar Barghout, 26enne figlia di immigrati marocchini, di religione islamica, in Italia da quando aveva 2 anni e diventata cittadina a tutti gli effetti, definisce “scorciatoie”quelle vie previste nei piani della legge che il PD vuole a tutti i costi per questioni che definisce di civiltà.

Non solo, intervistata dal “Il Giornale” e riportata poi da “Libero Quotidiano“, la ragazza extracomunitaria fino a quando aveva 24 anni dice anche:

“Non avere la cittadinanza non è una limitazione, sei equiparato agli italiani in tutto e per tutto: hai la tessera sanitaria, puoi aprire un conto corrente, a scuola ci puoi andare. Qui mi avete curata dal diabete, ho studiato ed ho viaggiato; senza alcun disagio.”

Dello stesso avviso è il padre, che ha ottenuto la cittadinanza a 45 anni, dopo 20 trascorsi in Italia “occupato a lavorare”, come si dice nell’intervista.

Kawtar ritiene che “l’attuale legge non sia affatto discriminatoria ma che tenga invece conto della delicata posizione geografica dell’Italia, sottoposto ad un’immigrazione massiccia e dove esistono molti escamotage per ottenere i documenti; ricevere un permesso di soggiorno illimitato è facile e di conseguenza con lo Ius Soli regaleremo il passaporto a tutti quanti, senza selezionare.”

La critica è rivolta anche allo Ius Culturae, che prevederebbe la cittadinanza agli under 12 dopo 5 anni di scuola in Italia. Sotto questo punto di vista, Kawtar dice che “se uno studia non è detto che abbracci i valori fondanti della Repubblica ed i principi costituzionali, non è automatico”.

Secondo la ragazza servono altre condizioni da ritenere necessarie, come il non avere precedenti penali, la continuità abitativa, i requisiti economici (visto che, come dice lei, “lo Stato deve basarsi sula capacità contributiva”).

A chi dice che lo Ius Soli è una legge di civiltà, lei risponde defindola “un’aberrazione giuridica, la più grande stupidaggine mai sentita. Io ho fatto tutte le scuole italiane dall’asilo alle superiori e non mi sono mai posta il problema di quale passaporto avessi, nessun viene discriminato; quel che conta per diventare italiani è condividere dei valori e mostrare orgoglio nazionale: significa abbracciare la storia del nostro Paese”.

Conclude poi la sua disamina dicendo che “ridurre il tutto ad una questione burocratica è una cosa di cui mi vergongo.”

Lo Ius Soli, dunque, così esaminato da immigrati e dal punto di vista di chi lo vive come la famiglia di Kawtar, risulta essere solamente un’abile mossa politica, utile ad accaparrarsi un grande bacino di voti.