Italiani in crisi di sovranità

6 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Cittadini senza sovranità, né in Italia né in Europa. Ma disposti in maggioranza a pagare per ridurre il debito e favorevoli ad approvare il “fiscal compact”, il trattato europeo sul rigore nei conti pubblici. Sono le conclusioni, per certi aspetti inattese in questo periodo di “antipolitica”, del rapporto “Dove sta oggi la sovranità” presentato questa mattina a Roma dal Censis, nel primo dei quattro appuntamenti settimanali di giugno “Mese del Sociale” dedicati alla crisi della sovranità.

Per gli italiani, indica la ricerca del Censis, illustrata da Giuseppe De Rita, Giuseppe Roma e Francesco Maietta, la sovranità perduta è quella del cittadino. Il 75% degli italiani ritiene che la propria voce non conti nulla in Europa. Solo tra i greci si registra una percentuale più alta (84%) e anche tra gli spagnoli la quota è elevata (68%), superiore al valore medio Ue (61%).

Sono invece convinti del contrario soprattutto gli olandesi e i tedeschi, dove le percentuali di chi crede di non contare in Europa si riducono rispettivamente al 43% e al 44%. Il 77% degli italiani ritiene poi di non avere sovranità neppure nel proprio Paese, così come l’84% dei greci e più della metà degli spagnoli (52%). Al contrario degli olandesi e dei tedeschi, convinti che la propria voce conti nel proprio Paese rispettivamente nell’81% e nel 70% dei casi.

Ma chi ha da noi il potere reale? Per 150 anni siamo stati abituati all’idea che la sovranità sta nello Stato e nella politica, ma oggi ci rendiamo conto che è anche altrove. Se per il 57% degli italiani il potere è ancora del governo nazionale, per il 22% conta soprattutto la Ue, per il 22% i mercati finanziari internazionali e per il 13% gli organismi sovranazionali (dal Fmi alla Banca mondiale).

E il popolo? Sovrano in Costituzione, ma destinato al mugugno o alla piazza.
La sudditanza ai circuiti finanziari internazionali convive infatti per il Censis con la convinzione che le istituzioni nazionali avrebbero potuto fare di più. Si riversa così sulla politica e sui partiti, la delusione per non avere saputo mediare tra le dinamiche finanziarie globali e la vita quotidiana dei cittadini.

L’elite dei “tecnici” al governo sembra godere ancora di una luna di miele che li vede come salvatori rispetto all’inconcludenza della politica del passato. La competenza esercita il suo fascino, visto che il 55% degli italiani pensa che al vertice della Repubblica ci sia bisogno soprattutto di persone competenti, non importa se non elette dal popolo, non importa se prendono decisioni impopolari.

Sul “fiscal compact” gli italiani sono divisi, ma il 51,4% ritiene che vada approvato per “costringere” lo Stato a risanare i suoi conti e mantenerli strutturalmente in equilibrio. Prevale però l’incertezza su quali siano le iniziative più utili per fare uscire il Paese dalla crisi.

Il 51,1% degli italiani si dichiara infine diponibile a sacrificarsi per ridurre il debito pubblico, pagando di più i servizi pubblici (21,8%), andando in pensione più tardi (21,8%), pagando una tassa una tantum (21,6%), destinando allo Stato alcune ore di lavoro extra (17,8%) o pagando più tasse (10,7%). Insomma, secondo il Censis i cittadini italiani sembrano aver compreso perfettamente che la scarsa sovranità di cui godiamo sia come Paese sia come singoli, dipende dall’eccesso di debito che la politica non ha saputo sanare negli anni passati.

Per questo sono disponibili a dare fiducia alle ricette europee e al governo dei tecnici che le stanno mettendo in pratica. Solo il 16,6%, infatti, sembra disposto a lasciarsi sedurre dalle sirene dell'”antipolitica”: rifiutare imposizioni dall’estero e uscire dall’Euro.