Italiani: 69% dice no al referendum anti euro

11 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Il 74% degli italiani preferisce mantenere l’euro come valuta, contro un 16% che auspica un ritorno alla lira e un restante 10% indeciso. E’ quanto emerso da un sondaggio effettuato da Ispo per conto del Corriere della Sera, che ha inoltre rivelato che anche di fronte a un referendum sull’euro gli italiani non avrebbero sussulti. Il 69% non lo vorrebbe, mentre il 30% è favorevole.

Qualche settimana anche il Wall Street Journal aveva segnalato che solo un’esigua fetta di italiani, allora la percentuale era del 20%, riteneva che lasciare la moneta unica aiuterebbe l’economia. Eppure, nonostante il risultato del sondaggio, i confusi risultati elettorali delle politiche italiane hanno evidenziato che una parte della popolazione gioca di sponda al leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, che ha intenzione di proporre questo referendum.

E il caso italiano non è isolato in Europa. Movimenti di protesta a favore dell’uscita dall’euro militano da tempo in Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda. Anche in Germania il Der Spiegel ha segnalato che il partito anti-euro tedesco, “L’Alternativa per la Germania” appoggerà la dissoluzione dell’euro a favore delle monete nazionali o di unioni monetarie più piccole. In vista del test politico che si terrà nel Paese il prossimo autunno ha intenzione di attuare una campagna tutta incentrata su questo punto.

Eppure torna a sottolineare anche un ulteriore sondaggio questa volta firmato Pew Research Center, che ”gli europei che ora usano l’euro non vogliono abbandonarlo per tornare alla propria valuta”. Anche in Grecia, nonostante la drammatica recessione, solo uno cittadino su cinque vuole tornare alla dracma. Il motivo? ”Ritornare alla dracma, alla lira o alla peseta significherebbe dare potere economico ai gruppi politici più screditati”, osserva Funk Kirkegaard, economista del Peterson Istitute for International Economics. La determinazione degli europei a restare nella moneta unica giocherà un ruolo importante nella crisi dell’area euro.