Italia, terza potenza al mondo nel campo dell’export

6 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Il dibattito sulla ricerca di indicatori economici integrativi o alternativi al Prodotto interno lordo (Pil) coinvolge da tempo sempre più vari settori culturali. In tale ambito, la scienza dei sistemi complessi può fornire un contributo importante quanto originale, come emerge da uno studio che un gruppo di ricercatori da me diretto dell’Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr) ha pubblicato sull’ultimo numero di “Nature:Scientific Reports”.

Un primo risultato è di definire una “fitness” economica non monetaria, che considera quale elemento dominante dell’economia reale la diversificazione dei prodotti e non la specializzazione, come invece prevede la teoria standard della crescita economica. In questa prospettiva l’Italia figura al terzo posto al mondo, confermando in modo “matematico” l’importanza delle piccole e medie imprese.

Elaborando i dati forniti dal database riguardanti l’export internazionale, emerge che ogni Paese ha un limite massimo per la qualità o la complessità dei prodotti che è in grado di esportare. Entro questi limite, il Paese produce molti beni, di complessità anche decisamente inferiore.

Applicata alle dinamiche economiche osservate tra il 1995 e il 2010, la nuova metrica rivela che l’Italia – all’interno della generale diminuzione del potenziale industriale misurato nei Paesi sviluppati – conserva una fitness molto elevata, addirittura la terza al mondo, con un salto in alto di ben venti posti rispetto alla graduatoria per Pil per capitale, posizionandosi dopo la Germania e la Cina (che sale di ben 73 posizioni).

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