Italia, stop al gas russo nel 2024: come sostituiremo le forniture di Mosca

3 Maggio 2022, di Alessandra Caparello

Italia indipendente dal gas russo entro metà del 2024. A dare una data è il ministro il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani parlando nel corso di un’intervista a Repubblica.

Entro la seconda metà del 2024 dovremmo essere autonomi, potremmo fare a meno di importare gas russo …  I cardini della strategia italiana per affrancarsi dal gas russo “sono tre. Il primo è aumentare il gas che arriva in Italia attraverso i gasdotti: per esempio solo dall’Algeria nell’arco di tre anni ci sarà un aumento del gas importato di 9 miliardi di metri cubi. Poi puntiamo sull’aumento del gas liquefatto che arriva da noi via nave: grazie agli accordi con AlgeriaAngolaCongo Qatar, il gas liquefatto importato aumenterà di 1,5 miliardi di metri cubi quest’anno per arrivare a regime, nella seconda metà del 2024, a 12,7 miliardi di metri cubi”.

Il ministro ha poi individuato il piano dei risparmi in maniera dettagliata soffermandosi sulle rinnovabili.

Riguarda le rinnovabili, la cui crescita è impetuosa e che ci consentiranno di risparmiare 7 miliardi di metri cubi di gas al 2025. Poi ci sono altre misure di risparmio, come il controllo delle temperature domestiche o lo sviluppo di biocarburanti, che ci permettono di tagliare altri 2,5 miliardi di metri cubi quest’anno e arrivare a oltre 10 miliardi nel 2025. Insomma, combinando i tre approcci, più gas, più gnl, più rinnovabili e risparmio, raggiungeremo i 29 miliardi di metri cubi nella seconda metà del 2024 … Abbiamo fatto tutte le simulazioni per capire come i nuovi contributi di gas, gas liquefatto e i risparmi ci possono far arrivare al prossimo inverno e a quello successivo. Stiamo facendo gli stoccaggi per avere le scorte, ma tutto dipenderà da se e quando sarà sospesa la fornitura russa: se fosse sospesa tra un mese il prossimo inverno sarebbe complicato da gestire. Se invece fosse sospesa a fine anno potremmo andare avanti abbastanza tranquillamente”.

Gas russo stop, è l’ora dell‘Africa

L’Africa sarà il rubinetto italiano del gas. Il mese scorso il governo Draghi ha realizzato un Tour del gas partito dall’Angola  e diretto in Congo e che ha visto partecipanti i ministri Di Maio e Cingolani, accompagnati dall’Ad di Eni, Claudio Descalzi. L’accordo con l’Angola prevede nuove attività nel settore del gas naturale, anche per aumentare l’export verso l’Italia, e progetti congiunti a favore della de-carbonizzazione e transizione energetica dell’Angola.

Si tratta di un importante accordo che dà impulso alla partnership fra Italia e Angola nei settori delle rinnovabili, dei biocarburanti, del Gnl e della formazione in ambito tecnologico ed ambientale. Non solo un passo avanti nella diversificazione delle sorgenti di gas, ma anche un’importante contributo al sostegno della transizione ecologica globale.

Così Cingolani poco tempo fa dopo che il governo aveva chiuso un accordo anche con l’Algeria ed il Mozambico, il tutto per arrivare  a rimpiazzare il 50% dell’energia fornita da Mosca.

Nel 2021 l’Ue ha importato il 45% del gas dalla Russia. Ovvero oltre 380 milioni di metri cubi (mcm) al giorno tramite gasdotto, per un totale di circa 140 miliardi di metri cubi all’anno, secondo l’Iea. Altri 15 miliardi di metri cubi sono stati consegnati sotto forma di gas naturale liquefatto (gnl). L’Italia è il secondo Paese europeo maggiormente dipendente dal gas di Mosca visto che importa il 38% del gas che consuma pari a circa 29 miliardi di mc. La dipendenza è aumentata negli anni se si pensa che nel 2012 la percentuale era intorno al 30%. La produzione nazionale è scesa ai minimi, circa 3 miliardi di metri cubo ma il governo ha intenzione di aumentarla dai giacimenti in funzione (senza nuove trivellazioni). L’Italia importa il 95% del gas che consuma (circa 72 mld di mc).

Complice la guerra in Ucraina, si sta consumando oggi un’altra guerra che riguarda proprio il gas. Mosca è già passata ai fatti e ha chiuso i rubinetti del gas a due membri della Nato: Polonia e Bulgaria, colpevoli di non essersi piegati alla richiesta di pagare in rubli.