Italia rischia seriamente di non riuscire a rifinanziare il debito

11 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – E’ quasi invisibile ai piu’, ma e’ un fardello sempre piu’ pesante che grava sulle spalle dell’Italia. Il debito pubblico ha raggiunto i 1.905 miliardi di euro e continua a crescere. Le misure di austerita’ annunciate dal governo sono state giudicate insufficienti, senza coraggio (di fatto rimandato tutto al 2013-2014) sia dal mercato, sia dagli economisti. E intanto sempre piu’ fondi hedge hanno deciso di ridurre l’esposizione sui titoli italiani.

Cosi’ l’Italia rischia di prendere “l’influenza spagnola”, come ha scritto il Wall Street Journal. E difatti ormai i punti di distanza a livello di rischio paese sono meno di 40 (erano 90 meno di un mese fa). Mentre per l’agenzia S&P il rating sul debito italiano vale un giudizio di A+, contro la doppia A di Madrid.

E’ un circolo vizioso, un vortice dal quale l’Europa rischia di uscirne con le ossa rotte: per paura di un contagio i rendimenti dei titoli di stato continuano a salire e sara’ sempre piu’ difficile finanziare il debito pubblico, che si trova gia’ al 120% del Pil. E l’incremento degli spread del rischio paese, cosi’ come la nuova stretta monetaria imposta dalla Bce, rendono sempre piu’ dura la vita di banche e altri potenziali (e volenterosi) creditori.

In valori assoluti il debito e’ salito a 1.905 miliardi di euro (valori aggiornati in tempo reale) e sale ogni minuto di piu’ . Si tratta del maggiore mercato obbligazionario dell’area euro, nel mondo secondo solo a Usa e Giappone. Il debito circolante si confronta con i 1.100 miliardi di bund tedeschi. Le prossime aste in calendario sono fissate per il 14 luglio, quando verranno emessi titoli con scadenza 2016, 2017, 2023 e 2026.

Le difficolta’ sul fronte politico non giocano a favore. Con la manovra economica da 45 miliardi di euro appena varata (ma ancora da approvare) il grosso dei tagli e dei sacrifici per ridurre il buco di bilancio e’ stato rimandato al 2013 e 2014, quando a guidare l’Italia ci sara’ qualcun altro e il debito avra’ superato i 2 trilioni. “Con una crescita economica così bassa come quella italiana e un debito così grande da sostenere, occorreva una manovra a decorrenza immediata e non rinviata al 2013, che prevedesse forti tagli alla spesa pubblica, rialzi delle tasse per i redditi alti, tagli alle super pensioni” ha commentato a Reuters uno strategist. “In questa situazione purtroppo e’ stato offerto il fianco all’attacco speculativo e a un abbassamento di rating che vedo vicino” secondo un altro dealer.

Intanto la paura che l’Italia venga trascinata nell’abisso della crisi del debito sovrano sale ogni giorno di piu’. E i soldi per salvarla non ci sono. Quando la percezione sul debito nazionale e’ negativa, le banche italiane e tutti i detentori di titoli di Stato ne pagano le conseguenze. La paura e’ che l’Italia non sia in grado di sostenere tassi di crescita adeguati, perche’ in assenza di questi sarebbe molto difficile ridurre il debito in linea con gli obiettivi che il governo si e’ dato in un contesto di tassi crescenti (da dare per scontato).

Oggi lo spread del decennale italiano con i Bund omologhi si e’ allargato di 16 punti base al nuovo record di 260. Di solito i titoli di stato sono considerati titoli a basso rischio, equiparati pertanto alla moneta. Ma ora l’Italia rischia di fare la fine dell’Argentina o della Spagna che tra meta’ ottocento e novecento dichiaro’ bancarotta ben 16 volte.

A livello di economia reale, al 2010 il debito lordo espresso in valore nominale, ovvero il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti (individui, imprese o banche, che hanno sottoscritto obbligazioni alla fine dell’anno scorso) era pari a 1.843,015 miliardi di euro, il 119% rispetto al Pil (pari a 1.548,816 miliardi nello stesso periodo), secondo le tabelle Eurostat. L’avanzo primario rispetto alla crescita economica e’ di 0,2.

Dai 1.281,550 miliardi del 1999 si e’ verificato un incremento annuale costante, con il rapporto rispetto al Pil che in cinque anni e’ balzato di quasi 15 punti percentuali (dal 105% del 2005 al 119% del 2010). Oltre al forte indebitamento dello Stato, il 2010 ha segnato i massimi storici per l’indebitamento degli enti locali (comuni e province), con un debito pro-capite di 1.300 euro pari al 3,9% del Pil.

COMPOSIZIONE DEBITO PUBBLICO

La composizione del debito circolante italiano e’ la seguente: per il 4,21% di mercato estero in euro, 0,1% di estero in valuta, 64,96% di BTP, 7,28% di BTP legati all’inflazione in euro, 8,92% di Bot, 7,47% di Cct, 2,12% di Cct Ue, 4,94% di Ctz, dove il debito estero e’ misurato dopo swap. La durata media del debito e’ molto alta, pari a 7,9 anni.
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Considerando che oltre l’83% e’ formato da titoli di stato il livello dei tassi di interesse e’ da tenere sotto osservazione. I prezzi da pagare quest’anno saranno molto salati. Il rendimento sul decennale e’ arrivato a pagare 5,391% dopo aver toccato punte di 5,4%.

Secondo gli economisti se si arrivera’ oltre il 5,5%-5,7% Roma fara’ fatica a rifinanziarsi. E’ esattamente lo stesso scenario da cui tutto era partito in Grecia, dove ora il rendimento del due anni ha superato il 20%. L’ultima volta che l’Italia e’ riuscita a emettere decennali con rendimenti cosi’ alti era il 2000, quando vennero emessi titoli del debito al 5,7%. Non si e’ mai andato sopra quella cifra.

Intanto i Cds a 5 anni sono schizzati oltre i 280 punti base, nuovo record assoluto. Cio’ vuol dire che ci vogliono 280.000 euro per assicurare 10 milioni di euro di debito italiano dal rischio di default nei prossimi cinque anni.

L’INCIDENZA DELLA STRETTA DELLA BCE

Ma la risposta della Bce all’espandersi a macchia d’olio della crisi e’ stata di aumentare il costo del denaro di altri 25 punti base (seconda stretta quest’anno) per contrastare l’inflazione, citando in particolare le pressioni dal fronte dell’energia petrolifera. La decisione ha portato il tasso di interesse guida all’1,5%.

Piuttosto che alzare i tassi, secondo Ambrose Evans-Pritchard del Financial Times, la banca centrale “dovrebbe fornire denaro enormemente facile da reperire per almento cinque anni, anche per indebolire l’euro e scongiurare una deflazione del debito”. Senza una misura di questo tipo “Italia e Spagna possono solo pregare perche’ avvenga un miracolo”.

E’ da dieci anni che il Pil italiano e’ fermo e le stime per il 2011 del governo sono per un rialzo dell’1,1%, ma le previsioni degli economisti sono molto piu’ pessimiste. Se gli interessi per le attivita’ di prestito aumentano di 200-300 punti base, in tre-quattro anni il costo per rifinanziare il debito esplodera’.

Stanotte i leader dell’Unione Europea si riuniranno a Bruxelles per discutere della crisi. Nessuno ha ammesso che si parlera’ della brutta piega che ha preso il caos del debito sovrano dei paesi dell’area periferica, precisando invece che si tratta di un incontro sul pacchetto di aiuti per la Grecia e sull’esito degli stress test a cui sono state sottoposte le banche.

Ma tutti sanno che ora che il mondo e’ con il fiato sospeso per la fragile situazione italiana, e’ poco credibile che la paura di un contagio della quarta maggiore economia dell’Ue non sia in agenda. Tant’e’ che secondo le ultime voci sara’ presente anche il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Per l’Italia quelle che verranno saranno settimane ad alta tensione.