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Italia, nona nazione al mondo per ricchezza, 400 mila i milionari

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Negli ultimi venti anni abbiamo assistito al rialzo di mercato più lungo della storia e la ricchezza finanziaria mondiale è triplicata di valore, passando da 80 mila miliardi di dollari nel 1999 a 226 mila miliardi di dollari a fine del 2019.
Solo lo scorso anno si è registrata una crescita del 9,6% nei patrimoni personali, la più forte nell’ultimo decennio.
Lo rivela la ventesima edizione del report BCG “Global Wealth 2020: The Future of Wealth Management—A Ceo Agenda”.

Quanti sono i milionari in Italia

In questo contesto l’Italia si conferma la nona nazione al mondo per ricchezza finanziaria, con 5.300 miliardi di dollari, in cui il risparmio continua a essere un asset strategico, ancor di più nel contesto attuale.
Anche per il nostro Paese, secondo gli esperti di BCG, le ipotesi di crescita annuale per la ricchezza nei prossimi anni variano in funzione dello scenario ipotizzato, in un range pari a 1-3%.
L’analisi BCG stima 400 mila italiani milionari, cioè persone che detengono un patrimonio di almeno un milione di dollari in ricchezza finanziaria, l’1% della popolazione adulta. Se si guarda poi al segmento degli Ultra High Net Worth, gli individui che detengono un patrimonio superiore ai 100 milioni di dollari di ricchezza finanziaria, in Italia se ne contano 1.700.

Stando ai dati, ben il 41,1% del patrimonio finanziario nel 2019 è detenuto dai milionari, ma una larga parte della ricchezza appartiene ai cosiddetti clienti affluent e lower private, gli individui con una ricchezza che arriva al milione, destinato a crescere con tassi di oltre il 2% ogni anno. Esistono quindi opportunità su entrambi le fasce di clientela, ma da declinare in maniera differenziata per cogliere le peculiarità di questi segmenti.

I paperoni del futuro

Di fronte alle trasformazioni radicali nello scenario competitivo del wealth management per effetto di fenomeni come l’evoluzione del peso dei mercati maturi rispetto a quelli in crescita, il contributo delle nuove generazioni ed l’avvento del digitale e dei data analytics, BCG ha delineato i profili dei clienti del futuro.

I nuovi ricchi apparterranno alle generazioni X, Y e Z e le loro esigenze e aspettative saranno molto diverse: davanti alla vastità di scelte già disponibili, punteranno alla qualità e trovare soluzioni soddisfacenti sarà sempre più complesso.
Gli operatori del settore dovranno fare i conti con nuovi bisogni ma anche una nuova concorrenza, potenziata dalla digitalizzazione sempre più diffusa. Per rimanere competitivi, sarà quindi essenziale sviluppare gli strumenti necessari per una migliore comprensione del cliente, assumere i migliori talenti e investire nel digitale e nei dati.

Quanto crescerà la ricchezza nei prossimi anni

Per il futuro gli scenari presi in analisi da BCG sono tre: “un rapido ritorno ai livelli pre-crisi”, “una lenta ripresa” e “una perdita strutturale dell’economia”, insieme alle possibili conseguenze sul Pil, la performance dei mercati capitali e l’inflazione.
In base a queste tre diverse ipotesi, l’indagine stima per il 2024 una crescita dei livelli di ricchezza che varia dall’1,4% nel peggiore dei casi (raggiungendo 243 mila miliardi di dollari) al 4,5% (282 mila miliardi) nello scenario migliore.

L’evoluzione dei wealth manager

Per i private banker però  il futuro non è tutto rose e fiori. Indipendentemente da come varierà la ricchezza mondiale in futuro le aziende del settore dovranno affrontare un periodo di profonda trasformazione e i wealth manager gestire una pressione crescente, rivedendo il modello operativo per generare una redditività adeguata.
Sfida ancora più rilevante considerando i rapporti cost/income attuali già in forte peggioramento negli ultimi anni (77% nel 2018 rispetto a 60% nel 2007).
A prescindere dallo scenario di riferimento, secondo BCG l’attuale congiuntura economica richiede ai wealth manager una forte accelerazione sulle strategie da adottare per sostenere la redditività e definire aree in cui creare un vantaggio competitivo per il futuro. criteri che sono validi per qualsiasi tipo di industria.
Nel breve periodo, è necessario attivare leve di crescita su ricavi (es. gestione dinamica del pricing), ottimizzazione della struttura del front-office, razionalizzazione dei processi di gestione del rischio e miglioramento dell’efficienza strutturale.
Nel lungo termine, serve costruire un vantaggio competitivo attraverso proposte personalizzate facendo leva su big data e analytics, potenziamento delle offerte di prodotto (ad esempio su Esg e alternativi) ed eventuali opportunità di aumento di scala tramite operazioni di m&a tra i diversi operatori.