Italia: Krugman, “il primo vero referendum sull’austerity”

25 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – Il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman afferma, nell’ultimo giorno delle elezioni politiche in Italia, che gli outsider hanno ragione a essere “terrorizzati” dal risultato delle urne e che queste, sono davvero, il primo referendum sull’austerity.

“Gli osservatori esterni sono terrorizzati dalle elezioni italiane, e giustamente: anche se l’incubo di Berlusconi che torna al potere non si materializzasse, un risultato che mostrasse un forte appoggio a Berlusconi o a Grillo, o a entrambi, destabilizzerebbe non solo l’Italia, ma anche l’Europa nel suo complesso. Ma ricordate, l’Italia non è la sola. Politici dalla reputazione dubbia sono sempre più presenti in tutto il Sud Europa. E la ragione per cui ciò sta accadendo è che gli europei rispettabili non ammetteranno che le politiche che hanno imposto sui paesi debitori sono un fallimento disastroso. Se tale situazione non cambierà, le elezion italiane saranno solo un assaggio di un imminente processo di radicalizzazione.

Krugman, guardando agli Stati Uniti, parla poi della necessità di aumentare il salario minimo per far ripartire l’economia. Il premio Nobel all’Economia promuove la proposta lanciata qualche giorno da Barack Obama, spiegando che questa sarebbe una delle migliori misure per superare la crisi.

Il presidente degli Stati Uniti ha osservato che nonostante i miglioramenti economici registrati negli ultimi tempi, ”milioni di americani che hanno lavorato duro non sono stati ancora premiati” e ha lanciato la proposta di alzare il salario minimo garantito, da anni fermo 7,15 dollari a 9 dollari l’ora.

Il professore di Princeton è d’accordo: ha spiegato nell’ultimo intervento sul dorso economico Negociosche si tratta di un aumento giusto perché ”l’attuale livello del salario minimo è molto basso rispetto a qualsiasi standard ragionevole”.

Krugman ha ricordato che negli ultimi quattro decenni gli aumenti del salario minimo sono stati inferiori all’inflazione e, in termini reali, il salario minimo attuale è inferiore a quello degli anni 1960.

Mentre nel frattempo la produttività dei lavoratori è raddoppiata. Che un aumento del salario minimo possa essere considerato ”buono” anche dal punto di vista politico lo sostengono la maggioranza degli elettori, inclusa la maggioranza delle donne repubblicane.