Italia, il gap da colmare per una pensione tranquilla

28 Settembre 2021, di Luca Losito

Tutti sognano di poter vivere la propria vecchiaia nella massima serenità finanziaria con una pensione adeguata, senza dover rinunciare allo stile di vita tenuto in età lavorativa, ma in pochi sanno che per raggiungere tale obiettivo è indispensabile poggiarsi al pilastro della previdenza complementare.
Questo vale a maggior ragione in Italia, il cui sistema pensionistico presenta delle criticità intrinseche, e dove le perdite economiche causate dalla pandemia di Covid-19 purtroppo si rifletteranno nel lungo periodo sugli assegni pensionistici elargiti dallo Stato.
Un’ulteriore conferma sull’andamento negativo è arrivata dal report Mercer, che raffronta i vari sistemi pensionistici internazionali e che ha piazzato il nostro Paese al 29° posto in classifica sui 39 analizzati e addirittura all’ultimo per la sostenibilità. Un gap difficile ma non impossibile da colmare, a patto che ognuno faccia la propria parte.

I trend demografici in atto

L’annoso problema delle pensioni in Italia, che di tanto in tanto torna di attualità politica, riguarda tutti e in particolar modo i contribuenti più giovani, i quali si trovano davanti a loro una situazione estremamente delicata. Gli equilibri del sistema pensionistico sono messi sempre più a dura prova dai trend demografici del Bel Paese.
Laspettativa di vita aumenta, l’età media della popolazione anche e di contro le nascite calano. Facile intuire come questo a lungo andare possa aumentare la pressione sulle casse dell’Inps, con la riduzione della quota di lavoratori e l’aumento costante del numero di pensionati, gravando di conseguenza sul valore dei redditi pensionistici.
Un’eventualità diventata ancor più realistica con il drastico rallentamento della crescita economica e l’aumento del debito pubblico registrati dopo lo scoppio della pandemia globale.

Pensione: l’ancora della pensione integrativa

Con uno scenario simile, è a dir poco indispensabile avere a disposizione un sostegno aggiuntivo come quello della pensione integrativa. Tuttavia, i dati disponibili sulle adesioni dei nostri concittadini sono tutt’altro che entusiasmanti. Ad oggi, la previdenza complementare conta all’incirca 8,5 milioni di iscritti, che corrispondono al 33% della forza lavoro presente in Italia. Questo vuol dire che solo un lavoratore su tre ha scelto di aderirvi. Decisamente troppo poco. Tutti gli altri, senza un’adeguata pianificazione finanziaria, rischiano di trovarsi a vivere una terza età non proprio agevole dal punto di vista economico.

Pensione: il report di Mercer

Entrando ancor più nel dettaglio, la situazione è stata analizzata di recente dal report “Mercer CFA Institute Global Pension Index 2020”, il quale mette a confronto 39 sistemi pensionistici su scala internazionale, per una copertura pari a quasi due terzi della popolazione mondiale. In cima alla graduatoria, si sono confermate rispettivamente al primo e secondo posto Paesi Bassi e Danimarca; Israele, new entry nella ricerca, ha sostituito l’Australia al terzo posto, completando il podio. L’Italia, invece, come dicevamo si è piazzata al 29° posto dimostrandosi ancora debole in materia di sostenibilità (capacità del sistema pensionistico di continuare a garantire gli attuali livelli di erogazione in futuro).
Va però segnalato anche come il nostro Paese abbia fatto registrare valori sopra la media su integrità (normativa e governance del rischio pensionistico), piazzandosi al 22° posto, e adeguatezza (livello delle prestazioni erogate per la media dei lavorator), arrivando al 15° posto. Insomma, il divario con i Paesi virtuosi c’è ed è notevole, ma riguarda soprattutto la sostenibilità del sistema e questa si può migliorare nel tempo con uno sforzo comune.

Il calo dell’Italia

Il report quantifica appunto il valore dell’indice di ogni Paese mettendo in relazione le tre macroaree del sistema pensionistico: sostenibilità, integrità, adeguatezza. Il rating attuale dell’Italia è stato quantificato in 51.9 (in calo dal 52.2 registrato nel 2019). Tale punteggio è frutto della media ponderata calcolata tra i valori di sostenibilità (18.8), integrità (74,4) e adeguatezza (66.7). Il leggero peggioramento si deve principalmente ai danni economici causati dal Coronavirus, che ha deteriorato sia il quadro delle finanze pubbliche e sia le prospettive economiche del Paese.

I danni della pandemia

La “buona” notizia è che Covid-19 ha colpito duramente e indistintamente tutti i sistemi pensionistici globali. L’analisi di Mercer ha analizzato come l’impatto della pandemia sia stato molto negativo a causa di condizioni comuni che si sono registrate un po’ ovunque, quali: la riduzione dei contributi, i minori rendimenti degli investimenti e la crescita del debito pubblico. E a tal proposito, ha lanciato un incoraggiamento ai singoli Paesi nel favorire sempre più un approccio strutturato rispetto al risparmio pensionistico, a partire dall’adesione individuale e collettiva ai fondi pensione.
Oltre a invitare gli esecutivi a riflettere sull’età di pensionamento, anche in relazione alle più lunghe aspettative di vita. Mentre in riferimento all’Italia, il report ha evidenziato come il sistema abbia alcune caratteristiche positive ma presenti al tempo stesso anche dei fattori di rischio considerevoli che richiedono correttivi adeguati.

Pensione: il prezioso sforzo comune

Insomma, per cercare di chiudere in qualche maniera il cerchio sull’ampio tema delle pensioni in Italia, da un lato lo Stato deve mettere in campo delle riforme adeguate al fine di rafforzare la tenuta del sistema pensionistico nel lungo periodo, e dall’altro i singoli cittadini devono informarsi e provvedere ad aderire quanto prima a forme di pensione integrativa. Nel mentre, al governo qualcosa in realtà si muove. Draghi ha richiesto la consulenza di Elsa Fornero, la quale aveva firmato l’ultima riforma pensionistica prima dell’attuale Quota 100, varata dal governo Conte e destinata ad andare in archivio dopo i tre anni sperimentali a fine 2021. Il premier sa che bisogna ridurre la spesa pensionistica in questa fase e avvierà il confronto con le parti sociali per lavorare a una nuova riforma. Ben consapevole che senza interventi nei prossimi mesi, dal 1° gennaio 2022 tornerà in vigore la Fornero con l’età pensionabile minima fissata a 67 anni.

Il ruolo dei cittadini

Di certo, da qui a fine anno potranno esserci sviluppi importanti sul tema, che produrranno degli impatti significativi sulle prospettive economiche dei lavoratori. Ma dal canto loro i risparmiatori possono giocare un ruolo attivo in tutto ciò, migliorando nel frattempo la loro situazione patrimoniale con un’adeguata pianificazione, anche se su questo fronte la crescita delle iscrizioni alla previdenza complementare procede a rilento. Un trend che ricorda ancora una volta l’importanza dell’educazione finanziaria, che ora ha anche un mese dedicato qui in Italia. Quello di ottobre, il prossimo.
Trenta giorni fondamentali per diffondere conoscenze, esperienze e nozioni economiche a una platea più vasta possibile. Solo così si potranno invertire le tendenze negative e indirizzare verso il segno più gli indicatori economici dell’Italia. Un Paese che, come ha dimostrato agli Europei di calcio, ha grande orgoglio e voglia di lottare per affermare le proprie peculiarità. Perché il Made in Italy ha tutte le carte in regola per garantirsi un ruolo da protagonista anche nel futuro del nostro pianeta.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di settembre del magazine Wall Street Italia.