Italia: giovani al lavoro più a lungo per avere pensione come i genitori

3 Luglio 2019, di Alessandra Caparello

Al lavoro più a lungo e in pensione più tardi: solo così i giovani italiani potranno avere gli stessi benefici pensionistici delle generazioni anziane. Così l’Ocse in un rapporto sul sistema previdenziale in riferimento all’Italia come riporta Radiocor.

Il nostro Paese, ricorda l’organizzazione con sede a Parigi, “ha optato per un cambiamento radicale del vecchio sistema pensionistico che non era sostenibile finanziariamente” e ha deciso uno dei maggiori rialzi dell’età di pensionamento tra i Paesi industrializzati con la famosa riforma Fornero.

Oggi in Italia infatti vi è la più alta età per andare in pensione pari a 67,4 anni contro la media Ocse di 6,2 anni e l’innalzamento non finisce qui.
Per i nati a metà degli anni 90 quindi i millennial, l’età anagrafica per andare in pensione dovrebbe salire a 71,3 anni, poco sotto solo ai colleghi danesi (74 anni) e a fronte di una media Ocse di 65,8 anni. Da qui la ricetta dell’Ocse per far sì che i giovani di oggi abbiamo benefici pensionistici se non uguali almeno simili a quelle di cui oggi godono i loro padri.

Le giovani generazioni potranno aspettarsi benefici pensionistici simili a quelli delle generazioni più anziane, in proporzione all’ultimo stipendio, solo se lavoreranno più a lungo e si ritireranno a un’età più elevata.

Ma non solo. Le generazioni più giovani dovranno ricorrere anche a forme di assicurazione privata per fare fronte alla riduzione delle prestazioni previste dal welfare pubblico.