Istat, 372 precari occupano gli uffici.”Stato di agitazione permanente”

di Redazione Wall Street Italia
26 Novembre 2014 10:27

ROMA (WSI) – Ora l’Italia rischia di ritrovarsi di colpo anche senza i prossimi dati economici, diffusi dall’Istat. 372 precari hanno infatti occupato gli uffici della Contabilità nazionale. Si tratta di giovani laureati, e in molti casi con dottorati e specializzazioni.

Motivo dello scontro, l’imminente scadenza del contratto – a fine anno -e la mancata proroga dei contratti al 2020. Sarà concessa solo una proroga di un anno Dopo, la prospettiva di essere espulsi dopo anni di lavoro. Proclamato “lo stato di agitazione permanente e il blocco dell’attività ordinaria”, come recita una nota. Il risultato è che i dati macroeconomici in calendario questa settimana rischiano di non essere comunicati, “a causa di ini­zia­tive di pro­te­sta avviate da una parte del per­so­nale a tempo determinato”.

In una nota i lavoratori a termine – che rappresentano il 19% del totale dell’Istat, e in media hanno un’età compresa tra 30 e 40 anni – affermano che in “centinaia stanno occupando gli uffici della direzione della Contabilità nazionale”.

La decisione dell’occupazione e dello stato di agitazione è stata presa dopo che il neo presidente dell’Istat Giorgio Alleva ha dichiarato nulle le trattative condotte fino ad oggi per la proroga dei contratti di 6 anni invece che di uno. Nessun commento dalla portavoce dell’istituto, che ha però affermato che “i comunicati usciranno regolarmente”.

Per domani è prevista la pubblicazione del dato Istat sulla fiducia dei consumatori di novembre, per giovedì la fiducia delle imprese di novembre e per venerdì i dati sulla disoccupazione di ottobre e l’inflazione di novembre. Per il primo dicembre è atteso il dato definitivo del Pil del terzo trimestre.

In ballo c’è il decreto D’Alia, varato dal precedente governo Letta, che prevede che i contratti dei precari della PA con meno di tre anni di anzianità al 30 settembre 2013 – circa due terzi dei 372 precari Istat – possano essere prorogati solo fino al 31 dicembre 2015. (Lna)