Ipotesi stop gas russo, cosa rischia l’economia italiana

1 Aprile 2022, di Mariangela Tessa

Il braccio di ferro sul gas, con Vladimir Putin che vuole che gli acquirenti stranieri paghino in rubli per il gas russo dal primo aprile, pena l’interruzione dei contratti, e i Paesi europei che non intendono cedere, come ha chiarito il cancelliere tedesco Olaf Scholz, mette le ali al prezzo del gas.
Le quotazioni ad Amsterdam segnano un balzo a 132 euro al Mwh, in rialzo del 4,8% rispetto alla chiusura di ieri. A Londra il prezzo sale a 305 penny al Mmbtu, in aumento dell’1,9%.

Il peggior incubo dell’Europa da quando è iniziata la crisi dell’Ucraina sembra dunque materializzarsi, con il gas russo che rappresenta il 40% delle importazioni del Vecchio Continente.

Una dipendenza energetica che preoccupa soprattutto Germania e Italia e che fa parlare alle capitali europee di “ricatto” da parte di Putin, proprio alla vigilia di una nuova tornata di colloqui con Kiev per tentare di stipulare un cessate il fuoco. Ricordiamo che oggi l’Italia importa dalla Russia circa 29 miliardi di metri cubi di gas, pari al 38% del gas naturale consumato in Italia. Le importazioni dalla Russia sono cresciute negli ultimi anni: nel 2020 erano 20 miliardi di metri cubi

Stop del gas russo, conseguenze in Italia

Con l’avvicinarsi della bella stagione e dell’estate, se Mosca decidesse di chiudere i rubinetti del gas all’improvviso non dovrebbero esserci problemi nel breve periodo.

Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha dichiarato che grazie al miglioramento delle condizioni climatiche dei prossimi mesi è prevista una riduzione della domanda per uso civile di circa 40 milioni di metri cubi di gas al giorno.

La situazione potrebbe farsi critica però per i prossimi due inverni. Tra le ipotesi al vaglio, l‘attivazione di  piani per il razionamento del gas, ad esempio nel settore industriale per brevi periodi settimanali in caso di picchi della domanda. Potrebbe inoltre essere imposta la riduzione del riscaldamento domestico e degli uffici. Per emanciparsi dal gas russo, secondo le stime, potrebbero volerci fino a tre anni. Il governo italiano ha effettuato numerose missioni in Qatar, Algeria, Angola e Congo per aumentare e diversificare le forniture. Questi Paesi possono arrivare a ridurre la dipendenza dalla Russia per circa 20 miliardi di metri cubi l’anno.

Inoltre il governo ha dato recentemente mandato a Snam per l’acquisto di una delle navi da rigassificazione e per il noleggio di una seconda unità. Dovrebbero essere in grado di processare 10 miliardi di metri cubi l’anno, ma la loro messa in esercizio richiede un periodo di 12-18 mesi.  Il resto della capacità potrebbe arrivare da un rafforzamento dei tre rigassificatori già presenti sul territorio italiano, a Livorno, Rovigo e Panigaglia, che hanno una capacità inutilizzata di 4,5 miliardi di metri cubi.

Dal Governo 20 miliardi per le famiglie

Nel frattempo, il governo italiano per tamponare gli effetti su famiglie e imprese dei rincari dei prezzi esasperati dalla guerra il governo ha gia’ stanziato 20 miliardi ed è pronto a fare ulteriori interventi. Dopo il varo del Def la prossima settimana, probabilmente mercoledi’ e dopo un confronto con i sindacati, che il premier incontrera’ giovedi’ mattina per esaminare la situazione economica, anche alla luce delle novità sul fronte del gas.