Ipotesi ‘complotto Napolitano Monti’ vecchia e logora. A Roma polemiche e tempo perso

10 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La politica e i media italiani continuano a gettarsi la palla, in un inutile rincorrersi a vuoto che non risolve mai i drammatici problemi del paese (debito, disoccupazione, recessione, crollo dei consumi). A Roma oggi polemiche e tempo perso sull’ipotesi di un “complotto Napolitano/Monti”, di cui parla Alan Friedman, ma si tratta di scenari vecchi e logori, di cui si conosce tutto da oltre 3 anni.

E’ sufficiente leggere l’editoriale di Wall Street Italia del 23 febbraio 2011:

“Lettera aperta a Napolitano e Bersani: PD sull’Aventino, nuovo governo e scioglimento delle Camere”

pubblicato su queste pagine molti mesi prima della calda estate in cui ebbe luogo il presunto golpe Quirinale/premier tecnico, per verificare che di Monti o Draghi a Palazzo Chigi al posto di un Berlusconi incapace di far fronte alla drammatica crisi, si parlava apertamente qui su WSI, senza cospirazioni e con la massima trasparenza. Altro che complotto, lo scoop del britannico Friedman e’ una vera bufala. Certamente anche Passera e De Benedetti leggono WSI.

Intanto il segretario del Pd, Matteo Renzi, è salito al Quirinale per incontrare il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Lo ha riferito il deputato renziano del Pd Matteo Richetti, a ‘Otto e mezzo’, su La7: “Domani sarà una giornata centrale per la legge elettorale in aula e il Presidente Napolitano ha incontrato Renzi per discutere quali scenari sono possibili per il governo”, ha detto. A Napolitano, Renzi ha ribadito “quello che ripete da mesi – ha aggiunto – non possiamo pensare che Renzi adesso pressi per andare a Palazzo Chigi ma il governo è aggrovigliato su se stesso”. (AdnKronos)

“Sarà una lunga nottata”. Per tutto il giorno a Montecitorio è stato quasi un mantra, rimbalzato di bocca in bocca tra i capannelli di deputati. Un’accelerazione in corso per sbloccare lo stallo attorno all’esecutivo Letta, è la percezione tra i gruppi parlamentari. Il premier, da parte sua, è fermo nel ribadire a tutti i suoi interlocutori che non sarebbe intenzionato al passo indietro. No alle dimissioni, insomma. Il presidente del Consiglio, viene riferito, è determinato ad andare avanti nel rilancio del governo e del programma di governo. (AdnKronos)

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E’ bufera dopo le rivelazioni di Alan Friedman (vedi sotto) sul ruolo giocato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella crisi del governo Berlusconi.

“Fumo, solo fumo”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde, in una lettera al Corriere, sulle rivelazioni riguardo all’estate 2011, negando che sia stato un “complotto” come accusa Forza Italia. “Nessuna difficoltà – scrive il capo dello Stato – a ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011 e non solo in estate, conoscendolo da molti anni (già prima che nell’autunno 1994 egli fosse nominato Commissario europeo su designazione del governo Berlusconi) e apprezzando in particolare il suo impegno europeistico che seguii da vicino quando fui deputato al Parlamento di Strasburgo”. “Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera”, spiega ancora Napolitano sottolineando che Monti “appariva allora, e di certo non solo a me, una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del Paese”.

Lo stesso presidente del Consiglio Enrico Letta è poi intervenuto per difendere il capo dello Stato: “Sul Colle – dice Letta – è in corso un vergognoso tentativo di mistificazione. Il Quirinale si attivò con efficacia per salvare il Paese”. E ancora: “Stupisce la contemporaneità di queste insinuazioni con il tentativo in corso da tempo da parte del Movimento 5 Stelle di delegittimare il ruolo di garanzia della Presidenza della Repubblica”. “A questi attacchi – si legge in una nota – si deve reagire con fermezza”.

In serata è intervenuto il segretario del Pd Matteo Renzi. “È inaccettabile l’attacco di queste ore contro il presidente Napolitano. Al Capo dello Stato, che come sempre anche in quella circostanza agì nell’interesse esclusivo degli italiani, va la più affettuosa solidarietà delle democratiche e dei democratici”.

A fargli eco è in fine il presidente della Camera Laura Boldrini: “Preoccupa il nuovo attacco di queste ore contro il Capo dello Stato e il fondamentale ruolo di garanzia che da anni continua a svolgere. A Napolitano voglio rinnovare pubblicamente la più sentita solidarietà, che ho già avuto modo di esprimere nell’incontro di oggi pomeriggio al Quirinale”.

La giornata si è d’altra parte caratterizzata per una ridda di dichiarazioni incrociate:

Le rivelazioni destano “forti dubbi sul modo di intendere l’altissima funzione di Presidente della Repubblica da parte di Napolitano”. Così i capigruppo di FI di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, che chiedono “urgenti chiarimenti e convincenti spiegazioni”.

A destare scalpore è un passaggio del libro del giornalista, ‘Ammazziamo il gattopardo’, riportato dal Corriere della Sera. “Io posso testimoniare – dice nell’estratto Carlo De Benedetti – che Mario Monti è stato mio ospite ad agosto 2011 a St. Moritz e abbiamo parlato del fatto se a lui sarebbe convenuto accettare la proposta… e qual era il momento per farlo. Questo è successo ad agosto”.

Seguono dichiarazioni contrariate. “Dalle testimonianze fornite da Alan Friedman emerge in maniera direi inquietante che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, andando ben al di là delle sue prerogative costituzionali, non fu arbitro imparziale ma giocatore attivo per far cadere il governo Berlusconi democraticamente eletto e sostituirlo con uno ‘tecnico’ guidato da Mario Monti”, afferma ad esempio Licia Ronzulli, portavoce della delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo.

Il senatore Augusto Minzolini, dal canto suo, apre poi al Movimento 5 Stelle offrendo ai pentastellati una ‘sponda’ sul cosiddetto impeachment. “Di fronte a queste nuove rivelazioni – dice – andrà valutata sempre con maggiore attenzione – non fosse altro come occasione per ricostruire quei mesi e gettare una luce di verità sulla Storia del nostro Paese – la procedura di impeachment nei confronti del presidente Napolitano promossa da altri gruppi politici in Parlamento”.

A confermare la ricostruzione di Friedman è d’altra parte lo stesso Mario Monti. “Nell’estate del 2011 – dichiara – ho avuto dal presidente della Repubblica dei segnali: mi aveva fatto capire che che in caso di necessità dovevo essere disponibile”. L’ex premier però difende l’operato del Colle. “E’ assurdo che che venga considerato anomalo che un presidente della Repubblica si assicuri di capire se ci sia un’alternativa se si dovesse porre un problema”. (ANSA)

”Con molto rispetto, la lettera del presidente Napolitano alimenta il fumo, non lo dissipa. Infatti, a ben guardare, pretende di occultare il lavorio di trame e disegni, incontri e appuntamenti con Monti e altri personaggi implicati in quella vicenda, sotto il manto del segreto di Stato. Un esercizio utile e necessario quando serva a tutelare la sicurezza nazionale, diventa invece una negazione della trasparenza doverosa in tutti gli atti che abbiano rapporto diretto con la democrazia e la sovranità del popolo”. Lo dichiara Renato Brunetta, presidente dei deputati Fi. (AdnKronos)

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La torrida estate del 2011 è un momento molto importante e storico per l’Italia.

Il capo dello Stato è preoccupato per le sorti del Paese. La crisi della zona euro è in pieno svolgimento. Le conseguenze del salvataggio della Grecia portano la speculazione a puntare sui debiti sovrani dei Paesi in difficoltà: inzia a essere minacciata anche l’Italia.

In agosto arriverà la famosa lettera della Banca centrale europea che chiede – ma assomiglia più a un’imposizione – misure drastiche di finanza pubblica. La Germania della Merkel non ama il primo ministro in carica, Silvio Berlusconi. Lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi punta pericolosamente verso l’alto. Sui mercati finanziari le operazioni spregiudicate si moltiplicano.

Ma tra giugno e settembre di quella drammatica estate accadono molte cose che finora non sono state rivelate. E questo riguarda soprattutto le conversazioni tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Mario Monti, che precedono di quattro o cinque mesi la nomina dell’allora presidente della Bocconi a Palazzo Chigi il 13 novembre 2011.

Per il grande pubblico Monti è quasi uno sconosciuto all’epoca. L’élite politico-economica lo stima, è un economista, un editorialista del Corriere della Sera, un ex-commissario europeo, e in quel momento guida una delle più prestigiose università italiane.

Per gli annali della storia il presidente Napolitano accetta le dimissioni di Berlusconi il 12 novembre e avvia, come si conviene, le consultazioni con i gruppi parlamentari e politici. Poi, ventiquattro ore dopo, Monti viene indicato come premier al posto di Berlusconi.

Proprio mercoledì scorso, Napolitano, durante un incontro con gli eurodeputati italiani al Parlamento europeo di Strasburgo, e riferendosi ai governi Monti e Letta, ha detto che «sono stati presentati quasi come inventati per capriccio dalla persona del presidente della Repubblica». Questo, ha tenuto a precisare il presidente della Repubblica, non è vero perché non si tratta di nomi diversi da quelli indicati nel corso delle «consultazioni con tutti i gruppi politici e parlamentari, come si conviene».

Stando alle parole di Carlo De Benedetti e Romano Prodi, entrambi amici di Monti, e per ammissione dello stesso ex premier, in una serie di video interviste rilasciate per il libro «Ammazziamo il Gattopardo» (in uscita per Rizzoli il 12 febbraio) le cose sono andate diversamente.

De Benedetti dice che in quell’estate del 2011 Monti, in vacanza vicino casa sua a St. Moritz, è andato a chiedergli un consiglio, se accettare o meno la proposta di Napolitano sulla sua disponibilità a sostituire Berlusconi a Palazzo Chigi, in caso fosse stato necessario.

Romano Prodi ricorda una lunga conversazione con Monti sullo stesso tema, ben due mesi prima, a giugno 2011. «Il succo della mia posizione è stato molto semplice: “Mario, non puoi fare nulla per diventare presidente del Consiglio, ma se te lo offrono non puoi dire di no. Quindi non ci può essere al mondo una persona più felice di te”».

Durante oltre un’ora di domande e risposte sotto il calore insistente delle luci allestite nel suo ufficio alla Bocconi per la registrazione video dell’intervista, Monti conferma di aver parlato con Prodi (nel suo ufficio alla Bocconi a fine giugno 2011) e con De Benedetti (nella sua casa di St. Moritz nell’agosto 2011) della sua possibile nomina.

Ammette anche di aver discusso con Napolitano un documento programmatico per il rilancio dell’economia, preparato per il capo dello Stato dall’allora banchiere Corrado Passera tra l’estate e l’autunno del 2011. E quando chiedo e insisto:

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