Ubs, fra gli investitori globali prevale ancora l’ottimismo

25 Ottobre 2019, di Alberto Battaglia

L’economia rallenta e non mancano i timori di una possibile recessione negli Stati Uniti, ma, almeno per il momento, gli investitori globali restano prevalentemente fiduciosi sul fatto che i mercati azionari abbiano ancora margini di salita.
E’ quanto si apprende dal sondaggio Ubs sul sentiment degli investitori, che ha raggiunto 5mila soggetti dotati di almeno un milione di dollari investibili, distribuiti in 18 Paesi.
L’ottimismo, tuttavia, non si esprime senza crescenti cautele, testimoniate da un livello crescente di cash nei portafogli: 21% negli Usa e 27% su scala globale. Il 34% degli investitori ha dichiarato di aver incrementato la liquidità in attesa di trovare nuove opportunità.

“Le preoccupazioni geopolitiche come la guerra commerciale mantengono l’ottimismo degli investitore sotto controllo”, ha affermato la client strategy officer di Ubs Global Wealth Management, Paula Polito.

In generale l’ottimismo tende a essere più contenuto negli Stati Uniti rispetto alla media globale, probabilmente a causa della crescente sensazione che lo slancio dell’economia americana sia vicino ad esaurire la sua forza.
Nei prossimi sei mesi il 39% degli investiori americani si aspetta ritorni in aumento contro il 49% della media globale; i “pessimisti”, del resto sono più numerosi proprio nel resto del mondo (19% contro 14%) per via di una minore quota di intervistati che dichiara di aspettarsi ritorni più o meno invariati. (Grafico in basso).

Quanto al futuro andamento dei tassi d’interesse americani, non emerge un’aspettativa ben definita (si veda grafico in basso).
La posizione ufficiale assunta dalla Federal Reserve finora è quella dell’attesa, con poche possibilità che si decida un ulteriore taglio dei tassi prima del nuovo anno.

 

 

L’ultimo grafico conferma il più basso livello di ottimismo fra gli investitori americani, a confronto con la media degli altri investitori: negli Usa gli investitori “ottimisti” sono ormai tallonati a soli tre punti di distanza dai “pessimisti”.