Investitori attratti dai titoli growth rischiano di perdere treno “value”

15 Marzo 2018, di Mariangela Tessa

Il lungo rally dei titoli tecnologici non ha scoraggiato gli investitori, che  continuano a guardare con interesse ai titoli growth, ovvero quelli che hanno un potenziale elevato di crescita (growth) e quindi un rapporto prezzo su utili (price/earnings ratio).

Un atteggiamento molto rischoioso – per gli esperti – e che rischiano di perdere rendimenti, dal momento che la crescita sopra la media storica dell’economia statunitense punta a valorizzare i titoli value, quelli che tendono ad avere valutazioni più basse, ma che vantano una maggiore stabilità di prezzo nel tempo.

È quanto si legge in un’analisi della Reuters, in cui si evidenzia come “pesi massimi” del calibro di Apple (AAPL.O), Alphabet (GOOGL.O) e Facebook (FB.O) hanno dato una spinta notevole alla crescita degli indici negli ultimi dodici mesi. Anche da inizio 2018 il settore hi-tech ha continuato a correre veloce: il Nasdaq non solo ha recuperato tutte le perdite di febbraio ma ha altresì aggiornato i massimi storici.

In generale, dunque, i titoli growth hanno sovraperformato il mercato da quando è iniziato il mercato rialzista, ovvero iniziato nove anni fa, ma la spinta è aumentata  molto lo scorso anno, quando l’indice S & P della tecnologia .SPLRCT ha guadagnato quasi il 37% contro il 19,4% dell’S & P 500.

Ma alcuni gestori scommettono che questa tendenza potrebbe essere andata avanti per troppo tempo.

“Quella crescita è continuata per troppo tempo. È arrivato il momento delle azioni value”, ha dichiarato David Katz, Chief Investment Officer presso Matrix Asset Advisors di New York.

Crescita e valore sono due approcci classici all’investimento, con investitori che puntano al primo quando cercano aziende con una maggiore crescita e margini di profitto, mentre gli investitori value cercano titoli che sembrano sottovalutati. In vista di una rotazione settoriale, l’attenzione si potrebbe presto spostarsi dai titoli hi-tech a settori come l’energia e sanità per esempio. Ma soprattutto finanziari, che dovrebbero beneficiare di un aumento dei tassi di interesse.