Investitori ancora nervosi: altro che propensione verso il rischio

17 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Siamo entrati nella settimana meno liquida dell’estate e la price action nei mercati suggerisce un prosieguo di consolidamento piuttosto che continuazione potrebbe essere il tema questa settimana. Dopo una performance particolarmente esuberante la settimana scorsa, dove non c’è stato giorno che il greenback lasciasse spazio alle altre divise, ieri abbiamo finalmente visto vendite di dollari – specialmente in mattinata.

Però il ciclo di vendite è stato breve e modesto, e questo implica che gli investitori sono ancora nervosi e stanno solamente aspettando un’altra scusa per vendere asset di rischio. In effetti le vendite più profuse di dollari contro Yen e Chf confermano come gli investitori cerchino sicurezza nelle valute a basso rendimento. La ragione principale delle vendite, a quanto pare, dipende dalla diversificazione di banche centrali che escono dal dollaro.

Bloomberg ha riportato come la Cina abbia acquistato “una buon numero” di bond europei. Inoltre i dati sul TICS hanno mostrato una discesa nell’appetibilità dei dollari. Anche se i bond USA di lungo termine rimangono appetibili, la Cina ed i paesi esportatori di petrolio sono stati venditori netti di dollari in giugno. Lussemburgo, Giappone, Svizzera e UK sono stati i maggiori acquirenti invece.

La Cina ha venduto in totale di $24 miliardi in giugno, un segno che c’è stata una fondamentale diversificazione fuori dai USD: tra maggio e giugno son stati venduti oltre $55 miliardi da parte della Cina, e ha acquistato oltre $13 miliardi in Yen. La Cina, che ha oramai surclassato il Giappone come seconda economia più grande del mondo, è oramai un’influenza forte in Europa come in Oceania.

Oggi avremo gli unici altri dati importanti per la settimana, dopo di cui dovrebbe calare un po’ il silenzio sul mercato. Prezzi alla produzione, housing starts e building permits escono oggi e a dire il vero le pressioni inflazionistiche non dovrebbero esserci. I dati recenti mostrano anche un rallentamento del settore immobiliare, bloccati dalla percezione del quadro economico dipinto da Bernanke&Co.

Passando all’area euro, abbiamo visto un minimo di forza dell’euro contro il greenback nonostante le continue preoccupazioni riguardanti le banche centrali europee. Per esempio, sembra che le banche portoghesi abbiano preso a prestito il 21% in più dalla BCE a luglio rispetto a giugno (quindi, nonostante gli stress test, il circuito del credito in Portogallo continua a non avere ingranaggi adeguatamente lubrificati). Grecia e Irlanda non sono messi tanto meglio.

Possibile che i dati macroeconomici “stabili” di cui la BCE va tanto fiera arrivino solo da Germania e Francia? Passiamo dunque alla sterlina che riesce a superare indenne la discesa di 1,7% MoM nei corsi immobiliari, il che conferma le parole di King riguardo al danneggiato circuito del credito che non facilita prestiti e investimenti. Oggi esce l’indice dei prezzi al consumo UK, e dovremmo comunque vedere un dato sotto tono.

Per quanto concerne i paesi esportatori, la RBA dovrebbe pubblicare le minute della più recente decisione sui tassi, mentre ci sono dati in uscita dal Canada. Dunque una ripresa della volatilità è perfettamente attendibile. I trader guarderanno alle minute della RBA per capire la probabilità di avere ulteriori rialzi dei tassi nel 2010.

Infine guardiamo allo Yen: i rialzi nello Yen sono stati notevoli nonostante un PIL scoraggiante (+0,1% vs. +0,6% atteso). Praticamente i dati non esaltanti degli USA hanno spinto gli investitori verso asset nipponici. Negli ultimi 3 mesi lo Yen è salito dell’8% contro il dollaro, demolendo i profitti degli esportatori nipponici e spingendo sempre più la classe politica verso interventi “open mouth” per far agire (o comunque mettere in allerta) la BoJ.

Passando all’analisi tecnica, osserviamo che l’Euro in effetti è entrato in una fase di consolidamento compreso tra il 1,2800 e 1,2870. La volatilità sull’EurUsd si sta riducendo progressivamente e quindi finchè si sta in questo range possiamo stare relativamente tranquilli. Occhio invece ai possibili break out: verso l’alto l’obiettivo eventuale sarebbe un 1,2905 mentre verso i basso i minimi di ieri ci danno l’indicazione: 1,2750.

Guardiamo al Chf che ieri è stato sorprendentemente forte verso Gbp e Eur: oggi sembra partire più debole, perché l’EurChf è riuscito a rompere alcuni livelli di resistenza (in primis 1,3320 e poi 1,3370) e quindi si dirige verso l’appuntamento con la MM 100 periodi che ora passa per 1,3415. Vorremmo comunque vedere un consolidamento sopra 1,3370 senza tante candele lunghe per avere qualche certezza in più sull’EurChf oggi.

Forza anche per GbpChf che ha rotto progressivamente 1,6280 (trendline ribassista) e 1,6300 (prima resistenza) e ora sta anche testando la MM100 periodi a 1,6345. Anche qui la candela sul grafico 60 minuti è stato abbastanza lungo, quindi un minimo di ritracciamento è auspicabile: speriamo solo di vedere del consolidamento sopra 1,6320.

Il UsdChf invece presenta una configurazione interessante per i trader di più lungo termine: siamo compresi in un range sul 4h che ha base a 1,0360 e soffitto a 1,0625. La resistenza intermedia è a 1,0480. Detto questo, il movimento primario di oggi potrebbe essere una rottura sopra 1,0420 con target 1,0460. Per quanto concerne il GbpUsd, invece, potremmo vedere un re-test di 1,5700 per poi vedere discese fino a 1,5640.

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