Investire tutto e subito o con gradualità?

23 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Diverse volte nella vita vi sarete forse chiesti se sia più conveniente investire tutto in una volta, oppure con gradualità. E, ho deciso, vi dico subito chi è il colpevole, poi procediamo a ritroso tra gli indizi: investire gradualmente è tendenzialmente meno rischioso che investire tutto in una volta. Inoltre spesso il risultato è simile.

Ora vediamo come siamo arrivati alla soluzione del caso. Innanzitutto, queste due possibili modalità d’investimento hanno nomi ben precisi:

PIC, che sta per Piano di Investimento di Capitale e corrisponde all’investimento in un’unica soluzione (se si ha già a disposizione una somma, chiaramente);

PAC, o Piano d’Accumulo del Capitale, che consiste nell’investimento di somme anche piccole nel tempo, con regolarità (ad esempio mensilmente, trimestralmente e via dicendo), per arrivare gradualmente a costituire un capitale.

Su PIC e PAC ho sentito tutto e il contrario di tutto… sintetizzerei così le opinioni prevalenti:

Meglio investire tutto insieme, aspettando il momento giusto, perché il PIC massimizza la performance.

Cogliere l’attimo giusto è quasi impossibile, il market timing perfetto non esiste, quindi conviene investire un po’ alla volta con il PAC, così rischi meno e vedi crescere il capitale un po’ alla volta. Aggiungo che molti collocatori di prodotti finanziari (promotori finanziari, private banker e consulenti) amano il PAC perché fidelizza il cliente; di riflesso alcuni risparmiatori sono diventati sospettosi…

Credo quindi che sia utile guardare ai PIC e ai PAC con approccio scientifico, analizzandoli senza lasciar spazio a preconcetti e superficialità.

Metodo d’analisi

Ecco cosa ho fatto: ho considerato le serie storiche dei vari indici azionari mondiali (S&P500 per gli USA, il DAX per l’Europa, il Nikkei per il Giappone, più una loro combinazione, che rappresenta un portafoglio internazionale) da gennaio 1970 a fine settembre 2013.

Ho ipotizzato PIC e PAC di varia durata (ad esempio 5, 10, 20 e 30 anni); immaginando di versare 1€ simbolico al mese nel PAC, ho calcolato l’ammontare finanziariamente equivalente del PIC (in pratica tengo conto del fatto che 1 euro oggi vale più di 1 euro nel futuro; quindi ho fissato il valore del PIC pari al valore “attualizzato ad oggi” dei versamenti nel PAC); dalla storia di ciascun indice azionario ho estratto casualmente 10.000 “strisce” di quotazioni della durata ipotizzata (es. 10 anni), ho così ricavato 10.000 “mondi possibili”; per ognuna dei 10.000 “mondi possibili” ho calcolato il risultato del PIC e del PAC.

Ho ottenuto così 10.000 possibili risultati per il PIC e per il PAC per ciascun indice azionario; il tutto è stato ripetuto variando le condizioni dell’investimento, ossia durata, mercato, oggetto dell’investimento, entità dei costi associati (essenzialmente commissioni di sottoscrizione o di trading), livello dei tassi d’interesse (che incidono sulla convenienza o meno di distribuire i versamenti nel tempo rispetto a farli in un’unica soluzione).

In sostanza ho dato in pasto ad un algoritmo (per i curiosi, si chiama “block-bootstrap) e a un PC la storia dei mercati finanziari e gli ho lasciato “immaginare” tanti ipotetici percorsi d’investimento, tutti realistici. Il fatto che i percorsi di investimento siano tanti rende i risultati statisticamente robusti, vale a dire piuttosto attendibili.

In questo post, per questioni di brevità, prendo in considerazione solo i risultati più significativi, lasciando gli approfondimenti a un articolo tecnico.

Ho effettuato la simulazione ipotizzando un livello dei tassi d’interesse pari a 4,5% (il rendimento medio nell’ultimo decennio delle obbligazioni governative italiane a 10 anni) e un costo associato a ciascun versamento pari a 0,30% (una stima ragionevole, utilizzando ETF liquidi e operando in autonomia con una banca online che applichi costi di negoziazione contenuti).

Come oggetto d’investimento mi sono concentrato sull’azionario mondiale, la cui storia dagli anni ’70 ad oggi (come mostra il grafico, che mostra la variazione di valore di 1 euro investito nel 1970) è sufficientemente rappresentativa, perché include numerosi cicli borsistici ed economici, oltre a varie crisi finanziarie.

Risultati

Ecco la gamma dei possibili risultati di PAC e PIC di durata decennale (asse orizzontale), corrispondenti ad una somma totale versata di € 120, e della loro probabilità di accadimento (asse verticale): 10 anni di PAC e PIC in azioni mondiali: il ventaglio dei risultati (vedi primo grafico)

Il grafico ci dice che il PAC è molto meno rischioso. Ma con il PIC sono possibili (ma non probabili) risultati eccezionali: la “coda” della distribuzione dei risultati del PIC si allunga a destra, ma con probabilità basse. Il prezzo da pagare per questo maggiore potenziale di performance del PIC è un rischio molto più marcato, che corrisponde a una “coda” di sinistra più pronunciata di quella del PAC.

Con il PAC, invece, si ottengono con elevata probabilità risultati buoni (che nell’80% dei casi si concentrano tra € 150 e € 275) ma raramente “super”, attenuando però il rischio di pessimi risultati.

Nella simulazione, il risultato medio di PIC e PAC è simile: € 189 il PIC e € 180 il PAC. La grossa differenza sta nei rischi, assai inferiori con il PAC. Infatti, la probabilità di ottenere un risultato inferiore alla somma dei versamenti (che ammonta a € 120) è 18% per il PIC e inferiore al 10% per il PAC. Quando succede, gli effetti sono più gravi con un PIC che con un PAC, perché la perdita media sarà del 24% con il PIC e dell’11% con il PAC (ho ottenuto risultati analoghi anche cambiando mercato oggetto della simulazione, ndr).

Va però detto che, allungando la durata di PIC e PAC, si smussano le differenze in termini di rischio.

Un punto importante riguarda i costi: al crescere dei costi per singolo versamento peggiorano le performance del PAC. Un costo fisso di € 1 su un versamento mensile da € 100 incide per l’1%: una mazzata. In simili casi vi conviene optare per un PAC con versamenti poco frequenti, ad esempio ogni tre/quattro mesi anziché ogni mese, aumentando nei limiti del possibile l’entità del versamento.

Cosa fare per investire meglio

Fate attenzione alle commissioni di sottoscrizione applicate ai PAC, perché vi sono in giro piani che costano anche il 5% a versamento: sono ovviamente del tutto inaccettabili, passate al “fai da te”, cioè comprate voi sistematicamente un portafoglio che va bene per voi, utilizzando una banca con costi di negoziazione bassi per l’acquisto degli strumenti finanziari.

Sul sito Advise Only vi sono vari esempi di portafogli concepiti appositamente per un PAC “fai da te” con obiettivi specifici: per esempio Ob. Figli PAC (clicca per vedere il portafoglio), destinato a chi vuol costituire un capitale per i propri figli, Ob. Pensione PAC, per chi intende pensare alla propria pensione, o ancora Obiettivo 2033, per investire sui grandi trend sociali, tecnologici, economici e demografici dei prossimi decenni. Seguiteci, perché ne aggiungeremo altri, e magari imparate a crearne uno tutto per voi.

Morale della storia, questa è l’evidenza empirica: i PAC sono un’ottima strategia che consente di costituire un capitale investendo i risparmi (anche piccole somme) con gradualità e poco stress. Basta stare attenti ai costi, come sempre…

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