INVESTIRE NEL VENTURE CAPITAL CONTRO VOLATILITA’

23 Marzo 2000, di Redazione Wall Street Italia

Un nuovo studio rivela che l’investimento sui fondi del settore venture capital e’ quasi completamente slegato dall’andamento del mercato azionario. Il segmento VC si rivela quindi un efficace strumento di diversificazione del portafoglio titoli.

Il denaro che viene investito nel capitale di ventura va, in ultima analisi, a finanziare le societa’ della nuova tecnologia. Per questo motivo i fondi basati sul venture capital, sebbene altamente rischiosi, hanno avuto ritorni straordinari.

Dal 1960 al 1999 i fondi VC esaminati dalla societa’ Ibbotson Associates hanno riportato un guadagno annuo del 45%, contro il 13,28% dell’indice Standard & Poor 500, il 17,55% delle small cap e il 5,5% dei titoli del Tesoro.

Naturalmente, i fondi di ventura sono molto piu’ rischiosi di qualunque altro strumento di investimento. Secondo lo studio di Ibbotson Associates, il ritorno medio del 45% ha avuto una deviazione standard (una misura della volatilita’) del 115,6%, mentre lo S&P 500 ha registrato una deviazione del 20,14%.

Cio’ significa che per lo S&P 500 c’e’ il 95% di probabilita’ che ogni anno il ritorno vari tra un guadagno del 53,56% e una perdita del 27%; mentre per i fondi di capitali di ventura c’e’ il 95% di possibilita’ che l’andamento vari da un profitto del 270% a una perdita totale.

“Esaminando i dati piu’ recenti, si nota una piu’ stretta correlazione tra il mercato privato dei venture capital e quello pubblico”, sottolinea Mario Giannini di Hamilton Lane Advisors, “a causa di come il mercato delle Ipo sta reagendo alle societa’ di venture capital”.

Nonostante il rischio, pero’, lo studio Ibbotson ha rilevato che l’investimento in capitali di ventura non si muove in linea con il mercato azionario: i titoli small cap hanno il 79% di correlazione con lo S&P 500 e i titoli internazionali una correlazione del 48%; ma i fondi venture capital hanno solo una correlazione dello 0,4%.

“Gli investimenti in capitali di ventura si dedicano generalmente ad un’idea o un prodotto”, sottolinea Peng Chen, uno degli autori dello studio; “se il prodotto funziona, la valutazione cresce, in caso contrario, l’investimento perde tutto il valore. Il successo di un’idea o di un prodotto non ha molto a che fare con il mercato azionario”.

Lo studio, pertanto, raccomanda di destinare tra il 2% e il 10% del proprio portafoglio in capitali di ventura.

Grazie agli straordinari guadagni delle societa’ di ventura che hanno lanciato societa’ dell’Internet, gli investimenti in questo tipo di strumenti e’ cresciuto l’anno scorso del 151,6% rispetto al 1998, portandosi a 48,3 miliardi di dollari.

Calpers, California Public Employees Retirement System, ad esempio, ha ora 10,5 miliardi, pari al 6% del suo portafoglio, valutato in 171 miliardi di dollari, in investimenti alternativi, con 1 miliardo di dollari in capitali di ventura. L’anno scorso il fondo pensione della California ha destinato 350 milioni di dollari per la costituzione di un fondo venture capital.

Salomon Smith Barney stima che in generale l’investimento privato sia meno rischioso dei titoli delle societa’ a bassa capitalizzazione per la ridotta liquidita’ delle small cap e il controllo disponibile agli investitori privati.

“Poiche’ i capitalisti di ventura mantengono il controllo sulle societa’ in cui investono, hanno la possibilita’ di disinvestire in vari modi, quali la vendita o la ricapitalizzazione, non solo vendendo i titoli” , sottolinea Michael S. Klein, vice chairman di Salomon.

Per l’investitore, pero’, rimane l’incertezza dell’andamento del fondo. Con i capitali di ventura o altri fondi privati, si conosce il valore dell’investimento solo quando questo viene venduto.