Investire come un hedge fund. Ecco i nuovi mercati “ultra-emergenti”

22 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

Ritorni piu’ corposi, minore correlazione con le piazze finaziarie tradizionali, societa’ con bilanci in perfetta salute. Sono questi i fattori che stanno attraendo sempre piu’ investitori in angoli del mondo non proprio convenzionali che vanno al di la’ dei soliti “emergenti”.

Qualche esempio? Si va dalla Nigeria alla Tanzania passando per Kuwait e Sri Lanka. Qualche numero? Per Sri Lanka (la ex Colombo, l’isola a sud dell’India) i listini azionari hanno letteralmente corso: il Colombo All-Shares Index e’ in rialzo del 50% da inizio anno e nel 2009 ha registrato un +100%. In Vietnam l’indice di riferimento a Ho Chi Minh City e’ cresciuto del 55% l’anno scorso. Nonostante cio’ sono molti a credere (per primo il guru dei mercati emergenti Mark Mobius) che il paese resti “uno dei piu’ a buon mercato in tutto il globo”.

Come spiega dal Wall Street Journal sono i mercati “di frontiera”, generalmente dominati da titoli finanziari, tlc, energetici e indutriali, ad attirare una crescente attenzione degli invstitori istituzionali mondiali. Basti guardare ai flussi di denaro canalizzati su questi paesi: soltanto quest’anno i grandi fondi iunternazionali hanno raccolto $1.1 miliardi, piu’ di ogni altro anno precedente. Secondo le statistiche elaborate da EPFR Global il record precedente risale al 2007, quando la cifra era pari a meno della meta’ ($442.7 milioni).

Chi ha deciso di cavalcare queste opportunita’ e’ stato premiato: i corsi azionari sono stati migliori non solo di quelli delle piazze finanziarie tradizionali ma anche di quelli messi a segno nei mercati emergenti. L’indice MSCI Frontier Markets a luglio ha segnato +2.4% contro un -6.7% sul paniere che rappresenta i mercati internazionali sviluppati MSCI EAFE. Nel frattempo l’S&P 500 ha registrato un -1.2% e un +0.2% per l’indice degli emergenti MSCI Emerging Markets Index.

Insomma, il gioco sembra valere la candela. Ma i rischi non mancano. Primo: si tratta di mercati piccoli e illiquidi, cosa che rende difficile abbandonare certe posizioni nell’eventualita’ vadano male. Secondo: situazione politica e valutaria poco sicura, cosi’ come il fronte regolatorio e legale. Terzo: avere performance storiche a lungo termine di questi mercati non e’ cosi’ semplice: MSCI riesce a spingersi fino al maggio del 2002 mentre l’indice Frontier di Standard & Poor’s (che include i paesi del Golfo) arriva fino al 1996. Quarto: la volatilita’.

Meglio dunque non avventurarsi su nuove frontiere in un colpo solo. “Sebbene esista la possibilita’ di alti ritorni sull’investimento con basse valutazioni, in alcuni di questi mercati non ci sono garanzie” ha dichiarato al Wall Street Journal Gregg Wolper, analista di Morningstar.

Per coloro che intendono cavalcare queste opportunita’ c’e’ un’ampia gamma di scelta a cominciare dagli Etf lanciati da PowerShares, Van Eck Global o Guggenheim Partners. Spesso pero’ le migliori occasioni si nascondo nei paesi che non sono seguiti dal relativo indice. “Essere capaci di investire laddove ancora nessuno ha messo piede, arrivandoci prima e a prezzi stracciati” sembra essere una dote imprescindibile secondo Nick Padgett, managing director della societa’ di investimento nei mercati super-emergenti Frontaura Capital LLC. In questo caso il gruppo da tempo scommette su Costa d’Avorio, Tanzania e altri paesi africani a sud del Sahara. “Si tratta di un mercato fatto per chi vuole per un certo periodo di tempo metterci piede scommettendo sul fatto che questi stessi paesi diventeranno i prossimi ‘emergenti'”, ha aggiunto.

Un altro modo per investire in questi mercati passa dalle aziende che vi operano localmente e che sono quotate su listini americani o londinesi. Per David Riedel, presidente di Riedel Research Group, societa’ di ricerca specializzata nei mercati emergenti, aziende come Millicom Internazional Cellular e Central European Distribution Corp offrono una maggiore protezione proprio per il fatto che devono rispondere a standard tra cui quelli di corporate governance e trasparenza, richiesti da Nyse-Euronext e Nasdaq.