INVESTIMENTI: L’AZIONARIO E’ DI NUOVO ATTRAENTE

12 Maggio 2003, di Redazione Wall Street Italia

“Il mercato azionario e’ molto attraente, soprattutto se confrontato con investimenti alternativi”. Lo ritiene Kevin Simms, gestore e direttore di ricerca dell’AllianceBernstein International Value Fund (ABIYX).

La filosofia del fondo, che dall’inizio anno ha realizzato una delle migliori performance nella sua categoria, e’ quella di selezionare le società piu’ sottovalutate in rapporto al potenziale di reddito. WSI lo ha intervistato.

Wall Street Italia: Dai segnali che continuano ad arrivare nel mercato emerge che il quadro dell’economia Usa sia ancora a luci e ombre. Qual e’ la sua opinione al riguardo?

Kevin Simms: L’economia non e’ ancora forte come ci si aspetterebbe e non so se rischiamo una double-dip recession. C’e’ pero’ da sottolineare che i profitti societari, che sono una componente fondamentale per un’eventuale ripresa, si sono rivelati piuttosto buoni nel primo trimestre. E’ senz’altro un elemento incoraggiante, ma allo stato attuale e’ ancora prematuro stabilire se il trend sia sostenibile o meno.

WSI: Cos’e’ che non la convince troppo?

KS: Una parte della crescita e’ reale, sia in termini di miglioramento della struttura dei costi che (in alcuni casi) di crescita della domanda. Molti dei risultati, tuttavia, si sono rivelati buoni in rapporto ad aspettative che, dopo tre anni di cali dei mercati azionari, erano notevolmente ridimensionate.

WSI: Tutto sommato, pero’, Wall Street sembra che stia dando una dimostrazione di forza. Siamo alla fine del “mercato orso”?

KS: E’ molto difficile individuare il punto in cui inizia l’inversione di un trend. La vera questione su cui riflettere, ritengo, e’ il fatto che al momento l’azionario sembra molto attraente se confrontato con investimenti alternativi, come ad esempio il cash. Dai nostri modelli di valutazione, il rendimento annuo dell’equity dovrebbe aggirarsi intorno al 10,5%, dove lo yield su attività cash denominate in dollari e’ di poco superiore all’1%.

Il problema non e’ stabilire se le azioni siano sottovalutate o meno, ma quale sara’ la direzione che prenderanno i tassi di interesse. Se dovessero rimanere bassi, o se dovessero ancora scendere, come alcuni esperti prevedono, il rischio di un ulteriore calo dell’azionario sembra davvero irrisorio.

A livello globale il mercato azionario tratta a 15 volte gli utili attesi per i prossimi 12 mesi, un livello in linea con la media di lungo periodo. Alcuni rischi si presenterebbero nel caso di un significativo aumento dei tassi di interessi. Ma, date le circostante, l’ipotesi non sembra realistica.

WSI: Passiamo all’AllianceBernstein International Value, che Lei gestisce insieme ad Andrew Adelson. Quali sono attualmente le ragioni per investire in un fondo internazionale?

KS: Il principale vantaggio, valido in generale, e’ quello di diversificare l’investimento sui titoli di società che hanno sede in Paesi diversi, evitando il rischio di concentrarsi su una singola area geografica. Piu’ nello specifico, un elemento che gioca a favore dell’investimento estero e’ poi legato all’andamento del dollaro, che a nostro avviso ha ancora ulteriori margini di discesa.

WSI: Puo’ spiegarcene le ragioni?

KS: Uno dei principali motivi riguarda l’enorme deficit delle partite correnti, che si sta avvicinando a $500 miliardi (5% del Pil americano, ndr). Poi bisogna considerare che le attivita’ denominate in dollari offrono rendimenti relativamente bassi rispetto ad altre valute, come ad esempio l’euro.

Anche sulla base del “Purchasing Power Parity”, che indica il modo in cui le valute si rapportano l’una all’altra nel lungo periodo in termini di potere d’acquisto, il dollaro appare ancora sopravvalutato. E lo stesso segnale emerge dall’analisi del “currency momentum”, una misura della performance relativa di una valuta rispetto a un dato paniere di monete: la relativa sottoperformance del dollaro dell’ultimo anno e’ indice che la moneta puo’ ulteriormente indebolirsi.

WSI: Dall’inizio dell’anno il suo fondo ha registrato una delle migliori performance tra gli internazionali. Qual e’ la vostra strategia di portafoglio?

KS: Le nostre decisioni di investimento non si basano sulle prospettive economiche di un Paese o sullo stato di un’industria. La strategia e’ “research oriented” e il portafoglio viene costruito titolo per titolo, attraverso un approccio di selezione “bottom-up”.

Nel fondo ci sforziamo di individuare e selezionare le società, circa 50, piu’ sottovalutate in rapporto al loro potenziale di reddito. Lo studio dei nostri analisti e’ di tipo fondamentale ed e’ basato sulla valutazione di “ratio” come il P/Earnigs, P/Book Value, P/Cash Earnings, e sulla solidita’ dello Stato Patrimoniale.

Poi valutiamo la forza del management e calcoliamo una misura del “successo” dell’azienda, in termini di capacita’ a sovraperformare il gruppo dei “competitor”. E solo a questo punto, dopo aver effettuato le previsioni sugli utili, scegliamo i titoli da acquistare.

WSI: Quali sono al momento i settori piu’ sovrappesati?

KS: Il principale e’ il comparto delle società finanziarie, sia banche che compagnie di assicurazioni. Tra le banche abbiamo l’Australia and New Zealand Bank e le irlandesi Allied Irish Banks e Bank of Ireland. Si tratta di società con un solido Stato Patronale ed con un potenziale di rendimento molto attraente. Poi sono presenti le francesi BNP Paribas, Societe Generale e la canadese Royal Bank of Canada.

Per quanto riguarda le assicurazioni, un comparto particolarmente colpito nell’ultimo anno, siamo interessati in particolare al ramo non-vita: AGF, Aviva, e AMB Generali, tutte società che trattano con un P/E intorno agli 8-9 punti.

WSI: Altri comparti?

KS: Circa il 14% del fondo e’ investito nell’industria dell’auto. Tra le aziende presenti, Walkswagen, che ha un P/E di circa 7, e le giapponesi Nissan Motor e Honda Motor, entrambe ben posizionate per continuare a catturare market share negli Stati Uniti e molto attraenti sulla base delle valutazioni.

WSI: Cosa ne dice dei tecnologici?

KS: Sull’hi-tech manteniamo un moderato “underweight”. Tra i titoli in portafoglio, abbiamo Canon, una società molto focalizzata sul proprio business e con multipli convenienti per una società tecnologica.

WSI: Siete presenti in Italia?

KS: I nostri investimenti nel vostro Paese sono concentrati su Banca Popolare di Verona e di Novara, che negli ultimi mesi ha registrato un consistente rialzo, per cui il prezzo oggi risulta meno attraente, e su Eni, un’azienda di alta qualita’, con un ritorno sul capitale reinvestito molto competitivo. Il titolo, inoltre, e’ a sconto rispetto ad altre compagnie petrolifere integrate.

WSI: Come giudica la situazione dei mercati emergenti?

KS: Vi abbiamo investito il 10% del portafoglio. E’ un’area che riteniamo interessante, i titoli trattano a 8 volte gli utili attesi per i prossimi 12 mesi, ad uno sconto notevole rispetto all’equity globale. D’altro canto, non c’e’ da meravigliarsi, considerando che negli ultimi anni gli investitori hanno evitato qualunque attivita’ che presentasse dei rischi, dando luogo un’ondata di vendite indiscriminate.