INTERVISTA A BERLUSCONI

21 Luglio 2003, di Redazione Wall Street Italia

Il settimanale Time ha pubblicato un’intervista con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ecco la traduzione.

Gli Stati Uniti ultimamente hanno molto criticato l’Europa. Quali sono le cose importanti dell’America che alcuni europei non capiscono?

«Alcuni europei non capiscono che dopo l’11 settembre il mondo è radicalmente cambiato. Il 10 novembre 2001 noi abbiamo organizzato, nella più bella piazza di Roma, una manifestazione di solidarietà a un Paese attaccato e offeso, esponendo la bandiera americana. Siamo stati gli unici a farlo, e ne siamo fieri. Penso comunque che stia facendosi largo l’idea che anti-americanismo e anti-globalismo non sono politiche progressiste, ma pura spazzatura ideologica».

Lei e il presidente George W. Bush siete entrambi uomini d’affari diventati leader politici. E’ questo il legame che vi unisce?

«E’ una questione di “sym-pathos”, dal greco “pathos”, che indica un comune sentire e capire. Condividiamo la chiarezza con cui diciamo le cose: si è sì, no è no. Condividiamo anche l’idea che il leader deve mostrare la strada giusta alla propria gente. Ci siamo incontrati per la prima volta appena due anni fa, ma mi sembra di conoscerlo come conosco i miei vecchi compagni di scuola».

Dicono che viviamo nell’era dell’impero americano. C’è una lezione politica che l’impero romano può offrire?

«Io mi chiamo Silvio, non Cesare o Augusto. Ma la tradizione del pensiero politico, filtrata in Italia da Machiavelli, dice con chiarezza una cosa: tutti i principi hanno bisogno di alleati. Più responsabilità hanno, più alleati occorrono».

Come spiegherebbe agli americani il fatto che lei possiede tre reti televisive, la più grande casa editrice italiana e vari altri mezzi di comunicazione?

«Le mie televisioni sono molto critiche nei miei confronti. Non posso biasimarle. Come si dimostra la propria indipendenza? Criticando il capo. Ritengo di essere il proprietario di televisioni meno intrusivo che l’Italia abbia mai avuto. Da quando sono in politica, non ho fatto una sola telefonata al mio gruppo».

Lei ha creato problemi al Parlamento Europeo scherzando su un deputato tedesco che sarebbe «perfetto» per un ruolo di kapò nazista. Ha mai pensato di adottare uno stile più cauto?

«Non sono un politico tradizionale e ho senso dell’umorismo. Cercherò di attenuarlo, di diventare noioso, magari molto noioso, ma non sono sicuro di esserne capace».

Il suo successo come uomo d’affari ha influenzato il suo modo di essere un politico?

«La televisione privata in Italia, che ho fondato, è diventata un elemento di libertà, rompendo il monopolio della televisione di Stato. Il legame fra la mia esperienza d’imprenditore e quella di politico sta in una sola parola: libertà».

Sembra che almeno una parte delle discusse prove del tentativo Saddam di procurarsi uranio dal Niger arrivino dai servizi segreti italiani. Ci sono state pressioni politiche per trovare prove delle armi di distruzione di massa?

«Non c’è stata alcuna pressione politica. Non ero a conoscenza di questi fatti».

Lei ha appoggiato la guerra in Iraq. Se le armi di distruzione di massa non si troveranno, la guerra sarà considerata giustificata?

«Innanzi tutto, la guerra all’Iraq era importante per liberare il Paese da una dittatura che esisteva da oltre trent’anni. In secondo luogo, ho già detto nel corso di diverse conferenze stampa che quelle armi non sarebbero state trovate. Si tratta di un ragionamento logico. Se fossi Saddam Hussein, quelle armi le avrei fatte sparire, distruggendole o spedendole all’estero».

Allora perché George W. Bush e Tony Blair insistono a dire che alla fine quelle armi si troveranno?

«Io spero che finiremo per trovarle. Questo semplificherebbe le cose. Non sembra comunque un punto così importante».

Che cosa pensa davvero dei turisti tedeschi?

«Ich bin ein Berliner, sono un berlinese».

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L’intervista e’ stata tradotta da Time Magazine.