Intelligenza artificiale e lavoro: i settori più colpiti

28 Maggio 2019, di Mariangela Tessa

L’intelligenza artificiale spazzerà via posti di lavoro attualmente occupati da persone in carne ossa, ponendo un grande problema per il futuro dei più giovani e le prospettive dell’occupazione. L’ennesimo allarme arriva da uno studio recente condotto dalla società noprofit americana Brookings Institution, secondo cui il settore che verrà più penalizzato sarà quello produttivo, con quasi il 90% delle mansioni rimpiazzabili.

Lo studio valuta l’impatto che l’automazione ha avuto sul lavoro dal 1980 e il 2016 per poi stimare il quadro futuro fino al 2030. La fotografia scattata mostra che tra i settori che se la passeranno peggio spicca la ristorazione (85%), in cui le azioni più di routine, come il lavaggio dei piatti, verranno fatte da macchine, e i trasporti (78%).  Gli unici lavoratori che, almeno per adesso possono ritenersi fortunati, sono quelli che che svolgono mansioni più qualificate, dalla salute agli affari.

“Praticamente nessuna occupazione rimarrà invariata con i cambiamenti portati dall’era dell’intelligenza artificiale. Tuttavia i lavori ad alto rischio rappresentano solo un quarto del totale” si legge nel rapporto.

I meno toccati dalla rivoluzione, secondo lo studio della noprofit, saranno gli operatori economici, con poco più del 10% delle mansioni che saranno rimpiazzabili, chi si occupa di arte e intrattenimento, gli ingegneri e in generale chi fa lavori che richiedono un’istruzione superiore.

Secondo l’analisi ad essere più a rischio sono gli uomini, più impiegati nelle mansioni produttive e nei trasporti, e i più giovani, che sono il grosso del personale addetto alla ristorazione.