Economia

Inflazione, scendono propensione al risparmio e potere d’acquisto

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L’inflazione pesa sulle tasche e sui conti delle famiglie italiane. La propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 9,3%, in diminuzione del 2,3% rispetto al trimestre precedente, ossia “su livelli ancora più alti rispetto al periodo pre-pandemico”. Inoltre il potere d’acquisto delle famiglie italiane ha registrato una flessione lieve (-0,1%) nonostante il significativo impatto negativo dell’aumento dei prezzi. Emerge dalla nota trimestrale Istat sui conti della PA (Pubblica Amministrazione) del secondo trimestre 2022.

Gli effetti dell’inflazione sulle famiglie

Entrando nel dettaglio, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici nel secondo trimestre è aumentato dell’1,5% rispetto al trimestre precedente, mentre iconsumi sono cresciuti del 4,1%. La propensione al risparmio dei nuclei familiari è stata pari al 9,3%, in diminuzione di 2,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Nei primi sei mesi dell’anno sale invece la pressione fiscale che è stata pari al 42,4%, in aumento dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha commentato:

“I numeri dell‘Istat evidenziano come gli italiani abbiano ridotto la propensione al risparmio (-2,3%) per colmare la perdita di potere d’acquisto determinata dall’aumento dei prezzi al dettaglio. I dati tuttavia sono destinati a scontrarsi con il nuovo quadro degli ultimi mesi del 2022, caratterizzato da una inflazione alle stelle e da fortissimi rialzi delle bollette di luce e gas. Questo significa che rispetto al secondo trimestre, consumi, potere d’acquisto e ricchezza delle famiglie crolleranno negli ultimi mesi del 2022, con effetti economici e sociali enormi. Un’emergenza che il prossimo governo dovrà affrontare abbandonando la fallimentare strada dei bonus a pioggia e ricorrendo a misure strutturali in grado di abbattere prezzi e tariffe in modo stabile e duraturo”.

Migliorano stime su conti pubblici e Pil

Notizie positive sul fronte dei conti pubblici. Nel secondo trimestre l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -3,1% (-7,6% nello stesso trimestre del 2021). “L’indebitamento delle Amministrazioni pubbliche sul Pil – è il commento dell’Istat – si è marcatamente ridotto in termini tendenziali, proseguendo il suo percorso di miglioramento iniziato nel primo trimestre”.

Migliorano anche le stime del Pil. L’Istat rivede al rialzo le stime tendenziali del Pil. Nella terza stima, diffusa a 90 giorni dal trimestre di riferimento, l’Istituto ha rivisto al meglio il dato tendenziale del secondo trimestre 2022, passando da un + 4,7% a un +5%. Nel secondo trimestre del 2022 il Pil, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dell’1,1% rispetto al trimestre precedente e del 5% nei confronti del secondo trimestre del 2021. La precedente stima della crescita congiunturale era stata dell’1,1% mentre quella tendenziale era stata del 4,7%.