Economia

L’inflazione? Scenderà prima del previsto. Parola di Visco

L’inflazione in Italia potrebbe calare prima del previsto e senza innescare una recessione. Ne è convinto Ignazio Visco, governatore di Banca d’Italia, che sarà sostituito per scadenza del mandato il primo novembre 2023 da Fabio Panetta, attuale membro del comitato esecutivo della Bce. Ecco i motivi dietro l’ottimismo di Visco.

Le parole di Visco

Intervistato dall’agenzia di stampa americana Bloomberg, l’attuale governatore di Bankitalia si è detto convinto che l’inflazione scenderà più rapidamente rispetto alle previsioni della Bce. Merito della riduzione dei costi dell’energia, che hanno un impatto notevole sui prezzi degli altri beni e servizi. Il numero uno di Bankitalia è stato intervistato da Bloomberg a Gandhinagar, in India, dove sta partecipando a una riunione dei capi delle finanze del G20:

“Poiché abbiamo osservato una riduzione sostanziale dei prezzi dell’energia, dobbiamo aspettarci che questo si manifesti anche nell’inflazione sottostante nei prossimi mesi, sicuramente entro la fine dell’anno”.

E ha aggiunto:

“La Bce prevede che entro la fine del 2025 ci sarà il 2%. La mia impressione è che potrebbe essere più veloce”.

Visco ha anche messo in guardia su rischi associati alle mosse della Bce:

“C’è il rischio di fare troppo e credo che dobbiamo stare attenti a questo. C’è anche il rischio di fare troppo poco, quindi dobbiamo essere equilibrati e decidere sulla base delle informazioni in arrivo”.

In ogni caso, il numero uno di Bankitalia è fiducioso:

Non credo che ci sia bisogno di una recessione. Possiamo disinflazionare l’economia senza una recessione. Dobbiamo essere prudenti su questo”.

L’inflazione in Italia

Proprio ieri sono stati diffusi i dati sull’inflazione italiana. L’Istat ha rilevato una decelerazione dell’indice dei prezzi al consumo, saliti del 6,4%. Il rallentamento è dovuto alla frenata su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (passati da +20,3% a +8,4%) e in misura minore alla decelerazione dei prezzi di alimentari non lavorati, servizi relativi ai trasporti, energetici regolamentati.

In rallentamento anche l’inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi), passata dal 6% al 5,6%.