Imu e revisione tasse prima casa: tutti gli scenari

6 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – La vera preoccupazione dei proprietari di casa è il mutuo, a pari merito con le tasse, soprattutto se per la prima (e a volte unica casa). Se l’anno scorso è stato l’annus horribilis dell’Imu, il 2013 potrebbe portare una svolta: il Governo Letta ha promesso infatti – tra annunci a dire il vero un po’ ambigui e diatribe interne alla maggioranza – che arriverà presto una riforma generale della tassazione sugli immobili.

Per questo motivo, stando alle dichiarazioni ufficiali del Premier e del Ministro per gli Affari Regionali Delrio, è stata congelata la rata Imu di giugno. Ma cosa ci si dovrà aspettare da un’eventuale revisione del sistema fiscale sulla casa? Quanto peserà sulle casse dello Stato? Arriverà il finanziamento per esentare le fasce più deboli? Gino Pagliuca ha proposto sul Corriere della Sera un’interessante analisi, di cui sintetizziamo i passaggi più importanti.

Il rischio principale è che anche quest’anno, nonostante le diverse intenzioni, si finisca per approvare le nuove direttive all’ultimo momento, lasciando col fiato sospeso i cittadini già provati dalle difficoltà della crisi economica (l’anno scorso le aliquote definitive sono state rese note il 30 novembre, nonostante il decreto che istituiva l’Imu fosse stato approvato un anno prima, ndr).

Il destino dell’Imu sulla prima casa è ancora in bilico fra abolizione (costerebbe allo Stato 4 miliardi), abolizione e restituzione (8 miliardi) o rimodulazione (circa 2 miliardi). L’unica certezza è la sospensione a giugno, ma non si sa se la rata dovrà essere comunque pagata a dicembre (con o senza interessi) né come i Comuni compenseranno l’ammanco. Per fare qualche esempio, Milano perderà 70 milioni di euro, Roma 283, Torino circa 85.

Nell’ipotesi che si privilegi l’intervento sulla prima casa, sarà comunque difficile che vengano toccate le aliquote Imu sulle seconde case. Su queste, infatti, moltissimi Comuni hanno già imposto la quota massima dell’1,06%, proprio per evitare di gravare eccessivamente sulle abitazioni principali. Chi volesse modificare al rialzo questi livelli, dovrebbe fare i conti con un aumento degli affitti in nero e darebbe il colpo di grazia al già debolissimo mercato immobiliare.

Resterebbero gli immobili ad uso commerciale e industriale, ovvero negozi e capannoni. Spremerli più di così (insieme all’Imu ci sarebbe anche la Tares, ndr) sarebbe ancora una volta controproducente, considerando che il peso fiscale è oggi uno dei maggiori macigni sull’economia reale.

Su cosa intervenire allora? Servirebbe una riforma del catasto, prima ancora che quella dell’Imu, che tenga conto dei reali valori immobiliari, non penalizzi attività commerciali e famiglie del ceto medio-basso e garantisca al tempo stesso stabilità finanziaria e continuità nell’erogazione dei servizi ai Comuni. Riusciranno i nostri eroi a compiere l’impresa in cui nessuno è riuscito per quasi 20 anni?

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