Imu e Iva, Saccomanni: mancano 8 miliardi

14 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Lo stop dell’aumento di un punto percentuale per l’Iva richiederebbe un “finanziamento di 2 miliardi di euro per l’anno in corso e poi 4 per ciascuno degli anni successivi”.

Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, durante il suo intervento al question-time in Senato sull’aumento dell’Iva che dovrebbe scattare dal prossimo 1 luglio.

Il PdL nel frattempo parla di un governo di pavidi, ma sotto Berlusconi l’Iva fu alzata dal 20 al 21%.

Saccomanni e’ intervenuto anche sulle coperture dell’Imu: la sua eliminazione completa ha un costo “dell’ordine di 4 miliardi all’anno”, che se aggiunti ai 4 necessari per lo stop dell’aumento dell’Iva, “fanno ipotizzare interventi compensativi di estrema severità che al momento non sono rinvenibili”.

“Sulla base dei dati fino al 14 marzo 2013 il totale dell’introito dall’Imu è di 23,792 miliardi di cui 20,329 relativa all’aliquota base, come era stato pianificato dagli uffici del ministero delle Finanze sulla base dei dati disponibili non sapendo quali aliquote avrebbero adottato i Comuni, e 3,463 miliardi aggiuntivi”, ha detto Saccomanni al question time al Senato, specificando che “il gettito è superiore al previsto, è assolutamente vero, è stato uno dei cardini della manovra di finanza pubblica che ci ha consentito di uscire dalla procedura europea, l’extragettito è certamente confluito nelle entrate generali dello Stato e ha dato un contributo importante a sostenere il gettito in un anno in cui si è ridotto, questo tipo di imposta ha consentito di assorbire i contraccolpi dell’accelerazione della recessione”.

“Sulla politica fiscale ci stiamo muovendo con estrema cautela. Stiamo lavorando su tutti i temi di natura programmatica assunti: la riduzione della pressione fiscale sui consumi e l’Imu. E’ in corso una quantificazione globale delle esigenze di finanziamento per rispondere a questi obiettivi di carattere programmatico”, ha spiegato ancora Saccomanni. “Nelle ultime settimane e per motivi estranei alla situazione italiana – ha spiegato Saccomanni – si sono riprodotte tensioni sui mercati internazionali che riguardano l’America e il Giappone e che hanno determinato forti ripercussioni sui mercati. Inoltre la procedura per disavanzo eccessivo in via di superamento non è ancora conclusa e ci vorrà la decisione da parte del prossimo Ecofin e una decisione finale del Consiglio Ue a luglio. Per questi motivi il governo si sta muovendo con estrema cautela”.

Zanonato: pessimismo dell’intelligenza

Anche se il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato e’ piu’ pessimista: “in questo momento soldi per evitare l’aumento dell’Iva nel bilancio dello stato non ce ne sono”. “Non siamo nella possibilita’ di fare cose miracolose”, ha detto ancora Zanonato.

“La mia linea e’ la stessa di Saccomanni. Ma le cose che dico io danno conto realisticamente della situazione: dobbiamo fare un discorso di verit…. Brunetta e Schifani sono degli ottimisti della volonta’… – ha proseguito il ministro commentando le affermazioni dei due esponenti del Pdl – ma io devo avere il pessimismo dell’intelligenza”.

Il governo dovrebbe liquidare alle imprese fornitrici della pubblica amministrazione altri 20-30 miliardi dopo i primi 40 già previsti circa per riportare la dinamica dei pagamenti a un livello più fisiologico.

Lo ha detto sempre il ministro dell’Economia, Saccomanni, intervenendo in aula del Senato. “Se si toglie un ammontare precauzionale, probabilmente l’importo oltre i 40 miliardi dovrebbe essere di 20-30 miliardi“, ha detto Saccomanni specificando che una parte di fatture pendenti a scadenza nei successivi 30 giorni non va computata perché è da ritenersi fisiologica.

Il ministro ha poi ipotizzato anche un ruolo delle banche private e della Banca europea per gli investimenti per completare l’operazione di rimborso.

Nonostante i dubbi della Banca centrale europea e un’economia che mostra segni di ulteriore peggioramento, il governo italiano si mostra fiducioso di poter evitare una manovra correttiva per mantenere il deficit al 2,9% del Pil nel 2013, come promesso alla Commissione europea.
(RaiNews24-Reuters)