Immigrazione: fateli entrare

di Redazione Wall Street Italia
2 Settembre 2011 06:34

New York – “Immigrazione, un tema sensibile anche nei tempi migliori, e quello in cui ci troviamo non è uno di questi. La crisi economica ha portato via milioni di posti lavoro nei paesi industrializzati, facendo si che i governi siano sempre più attenti all’impatto sulla manodopera locale”. Apre così l’articolo del The Economist intitolato “Immigration: let them come”, ovvero, “Immigrazione: lasciateli entrare”.

Lasciateli entrare perché non vi starete accollando un fardello, ma vi sarete accaparrati una risorsa, risorsa di cui al momento i paesi industrializzati avrebbero tanto bisogno per rivitalizzare delle economie spente. Non solo manodopera a basso costo, ma fonte di idee e con una gran voglia di lavorare e rifarsi, fattori che stimolerebbero così produttività e incoraggerebbero l’innovazione. “Vi sono studi che suggeriscono come il processo di immigrazione sia un indicatore della crescita economica”.

Eppure, discorso difficile da spiegare agli elettori, visto che cresce la frustrazione per la situazione economica che li circonda. Aumenta dunque la pressione verso i vari governi dei paesi ricchi, che si sono trovati costretti ad adottare diverse misure per scoraggiare l’afflusso di immigrati.

“I politici dicono di frequente che vogliono un dibattito sensibile sull’immigrazione, ma troppo spesso assecondano i timori degli elettori, piuttosto che cercare il processo di integrazione. E invece dovrebbero fare attenzione. C’è sempre più competizione per le loro capacità da altre parti: l’Asia sta diventando il nuovo magnete per gli immigrati”.

L’esempio cade subito sulla Cina, un paese un tempo molto più restio all’inserimento degli stranieri nella forza lavoro, ora alla ricerca di professionisti, studiosi, imprenditori e altra manodopera qualificata. “Già nel 2009 a Shanghai vivevano 100.000 lavoratori stranieri. Un numero simile si era stabilizzato più a sud, a Canton, arrivati dall’Europa, dal Medio Oriente e dall’Africa”.

Insomma, non un fardello, ma una risorsa. Risorsa che deve essere accolta e valorizzata. Non saremo noi a fare un favore a loro, l’opposto, dovremo essere felici di essere stati scelti rispetto ad altri paesi.

“L’immigrazione è”, chiude l’articolo, “considerando tutti i fattori, positiva per le varie economie; e al momento, i paesi industrializzati hanno bisogno di tutto l’aiuto a disposizione. Piuttosto che rispedire gli immigrati a casa, con le loro capacità, la loro energia, le loro idee e la loro voglia di lavorare, i governi dovrebbero incoraggiarli a venire. Se non lo faranno, ci penseranno altri governi”.