IL SUBGOVERNO NON MOLLA BANKITALIA

25 Ottobre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Se qualcuno a via XX Settembre aveva riso alla vista di Antonio Fazio alle prese con il tapiro di Striscia, il sorriso si deve essere tramutato in un sorta di ghigno. Quel braccio di ferro con Via Nazionale s’intreccia ormai indissolubilmente con le difficoltà per l’approvazione della Finanziaria.

Il livello dello scontro Fazio-Tremonti ha oltrepassato il punto di non ritorno e il subgoverno An-Udc lo sta utilizzando in pieno per portare la propria offensiva contro Tremonti.

Nell’incontro a quattro (Berlusconi, Tremonti, Buttiglione e Matteoli) dopo il Consiglio dei ministri, e soprattutto nel lungo incontro faccia a faccia tra il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia le difficoltà sono apparse chiare, così come è apparso chiaro che la crisi istituzionale con Fazio è una grana da disinnescare al più presto. Un raffreddamento che si spera aiuti nel trovare l’accordo che blindi la Finanziaria.

L’obiettivo di Berlusconi è: modifiche concordate subito tra gli alleati e poi la fiducia che la sottrarrebbe dalla valanga di emendamenti (oltre 1200 di cui metà proposti dalla Cdl), che rischiano di “sfigurarla”, ma soprattutto di logorare i legami all’interno della maggioranza. E qui il fantasma di Fazio torna pesantemente, perché tra gli emendamenti a cui i centristi e Alleanza nazionale non sembrano disposti ad accantonare c’è la privatizzazione della Cassa depositi e prestiti, che Tremonti ha congegnato in modo che rimanga al di fuori della vigilanza di Banca d’Italia, diventando un istituto che risponde – sia dal punto vi sta operativo che da quello del controllo – solo al ministero dell’Economia.

Un ridimensionamento di Tremonti su questo punto sarebbe una vittoria politica decisiva che potrebbe addirittura prefigurare, lo smantellamento a gennaio del Superministero.
E dire che proprio sull’onda della riunione del Cicr a via XX settembre stavano preparandosi all’offensiva finale contro Banca d’Italia.

Invece, la proposta di un’Authority unica per il risparmio ha incassato giudizi negativi da destra come da sinistra. Non c’è dubbio che al Tesoro vivano un momento d’incertezza, dopo il Cicr persino la questione Cirio non è più una carta vincente. Allora meglio ponderare i passi con attenzione e congelare le varie iniziative.

L’indiscrezione di un disegno di legge allo studio che metteva insieme l’obbligo di maggiori informazioni e trasparenza nella di vendita dei prodotti finanziari, con la separazione delle funzioni antitrust e vigilanza sugli istituti di credito (per ora entrambe in mano a via Nazionale), è credibile proprio perchè coerente con il modo in cui è stato gestito il Cicr: accomunare l’aumento della difesa dei risparmiatori con la riduzione delle competenze della Banca d’Italia.

E forse proprio per questo dal ministero dell’Economia si sono presi la briga di una smentita ufficiale, lamentandosi che «indiscrezioni del genere sono destituite di ogni fondamento e alimentano esclusivamente polemiche».

Allo stesso modo rimane sullo sfondo l’ipotesi di utilizzare la Consob come Autorità da contrapporre alla Banca d’Italia, almeno sul caso Cirio. E in questo non si esclude che la nomina del quinto commissario – tra i punti all’ordine del giorno nel Consiglio dei ministri che invece finisce per essere sempre accantonato – possa essere utilizzata per dare alla commissione di vigilanza un carattere più aggressivo in grado di svolgere le indagini sulla vicenda Cragnotti e sulla vendita dei bond da parte delle banche coinvolte.

Proprio per questo è circolato il nome di Franco Caleffi che è stato uno dei superispettori fiscali del Secit all’ex ministero delle Finanze. Anche se questo piano fosse realmente in cantiere, le difficoltà di Tremonti starebbero ora nel far passare la nomina contro i veti di An e Udc, ma soprattutto nel riuscire a trasformare in tempi politicamente utili la Consob in un ente investigativo con qualche capacità sanzionatoria.

Tanto più che con la gestione di Lamberto Cardia, la moral suasion – la cui debolezza era stata rimproverata al precedente presidente, Luigi Spaventa – si è addirittura ridotta per lasciar spazio ad una gestione decisamente più burocratica.

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