Il ritorno delle Primavere arabe: proteste in Algeria contro presidente

11 Marzo 2019, di Mariangela Tessa

Con buona pace di quanti avevano date per morte le primavere arabe del 2011, l’Algeria riporta alla ribalta la rabbia dei giovani della sponda sud del Mediterraneo contro un sistema democratico bloccato. Da quando il 10 febbraio scorso il l’ottantaduenne presidente Abdelaziz Bouteflika ha fatto sapere che correrà di nuovo alle elezioni del prossimo mese, migliaia di giovani algerini manifestano ogni giorno, nella stragrande maggioranza dei casi pacificamente, contro la quinta ricandidatura dell’attuale Capo di Stato.

“Loro hanno i milioni, noi siamo milioni”, si leggesu uno dei cartelloni portati al corteo di Algeri negli ultimi giorni.

Bouteflika governa il Paese nordafricano da quasi trent’anni anni. Dal 2013, dopo un attacco ischemico si è sostanzialmente ritirato dalla scena pubblica. A detta dei critici, il capo dello Stato sarebbe in realtà una “marionetta” nelle mani del suo stesso entourage. Secondo gli analisti, il regime è in grande difficoltà e il fatto che non si riesca a trovare un candidato alternativo a Bouteflika testimonia quanto il sistema sia irriformabile.

Le cose no vanno meglio sul fronte economico.

“[…] il punto di crisi si avvicina rapidamente”, afferma un recente rapporto della società di analisi finanziaria Capital Economics. I problemi derivano da una moltitudine di fattori tra cui un debole prezzo del petrolio e politiche economiche carenti. Se la situazione non cambierà presto, allora ci si aspetta una maggiore inflazione, una disoccupazione alle stelle e la probabilità che il governo finisca i contanti entro pochi anni.