Il rischio paese torna di moda. E la Germania balla da sola

25 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

La crisi globale in cui ancora si naviga ha fatto emergere il valore del localismo economico con la le Germania che brilla e balla da sola e le altre potenze con il fiato corto a fare i conti con lo strapotere asiatico con l’aggiunta di quello brasiliano, cassaforte di materie prime di indubbio valore.

Tutti i parametri economici su cui dovrebbe basarsi lo sviluppo sono perlopiù simili ma i risultati che scaturiscono sono profondamente diversi da area ad area e da Stato a Stato. I tassi di interesse sono bassi un po’ dappertutto, così come l’inflazione.

La speculazione finanziaria si è attivata e ha coinvolto tutti gli Stati, in egual misura, così come la crisi ha stravolto i piani di tutti i paesi industrializzati in egual misura. Ma aldilà della risposta più o meno immediata a livello planetario a contrastare la crisi, è emersa la gestione locale della crisi a fare la differenza.

E così il benchmark per l’Europa resta sempre la Germania che attrae investimenti in dose massiccia sia Americani che Cinesi, oltreché Indiani facendo allargare gli spreads di riferimento rispetto ai titoli governativi degli altri paesi.

Da una fotografia di Bloomberg sui differenziali rispetto al Bund tedesco è curioso constatare come la Turchia abbia un differenziale di 163 punti base sul BUND quinquennale, quindi superiore agli oltre 190 del BTP Italiano. La Spagna recupera attestandosi a 226 punti base, mentre il Portogallo fissa il differenziale a 276 punti.

La tenacia con cui si insegue il miglioramento dei singoli conti statali è una virtù, la convinzione che il miglioramento avvenga invece per manifestazione divina è invece un vizio e in una situazione in cui l’economia mondiale è ancora alla ricerca di un punto da cui ripartire non è cosa di poco conto. E questo i mercati lo sanno.