Il rialzo dei tassi spaventa le Borse. I livelli di guardia dell’S&P 500

19 Gennaio 2022, di Mariangela Tessa

Non c’è tregua sulle borse mondiali che, dopo aver inaugurato col segno più, hanno iniziato a perdere terreno in scia all’ipotesi di una stretta monetaria della Fed, più rapida del previsto, per contrastare l’inflazione negli Usa.

La convinzione degli operatori è ormai che la Federal Reserve alzerà i tassi d’interesse almeno quattro volte nel 2022. Molti analisti vedono la possibilità che la banca centrale Usa decida un aumento di 50 punti base dei tassi d’interesse già a marzo e cominciano anche a essere preoccupati per il possibile inizio anticipato della riduzione del bilancio, con un significativo ritiro della liquidità che potrebbe avere un impatto negativo sui prezzi degli asset.

Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro:

“Osservando la FedWatch, ovvero le probabilità di modifiche dei tassi da parte del FOMC, notiamo una forte paura e frenesia da parti degli investitori, con valori che giornalmente tendono ad assumere ampie modifiche. Ad esempio, la probabilità di un aumento dei tassi nella riunione di marzo nel range 25-50 punti base è passata da un 79% di una settimana fa al 91,1% di ieri. Oggi invece notiamo una leggera crescita delle probabilità di un aumento nel range 50-75 punti base – nello stesso meeting di marzo, probabilità che è passata dal 3% del 12 gennaio all’attuale 7,8%. Generalmente parlando, quello che si osserva è come i mercati inizino sempre di più ad aumentare le aspettative di un maggiore numero di rialzi dei tassi”.

Nella lista delle preoccupazioni, c’è da aggiungere l’inizio altalenante della stagione delle trimestrali, le incertezze sulla pandemia di coronavirus e il prezzo del petrolio, arrivato ai massimi dal 2014.

In questo contesto, le vendite che ieri negli USA sono tornate a colpire principalmente il settore tech e le small cap (l’indice Russell 2000 che è risultato il peggiore perdendo circa il 3%). In questo contesto, non si è salvato neanche il settore finanziario, penalizzato dal forte calo di Goldman Sachs (-7%) dopo la deludente trimestrale.
Il Dow Jones ha ceduto 543,34 punti (-1,51%), lo S&P 500 e’ sceso di 85,74 punti (-1,84%), il Nasdaq ha chiuso in calo di 386,86 punti (-2,60%), scendendo sotto la sua media mobile sui 200 giorni per la prima volta dall’aprile 2020. Stamattina i futures azionari indicano una continuazione del trend.

Borse: i livelli di guardia dell’indice S&P 500

Secondo Debach, “come possiamo osservare dal grafico sottostante l’indice principale americano ha visto cedere poco più di 5 punti percentuali dai massimi del 4 gennaio. La correzione si accompagna con la rottura del canale crescente, che ci ha seguito da ottobre 2020, e dall’attuale rottura anche della media mobile giornaliera a 100 periodi (linea blu chiaro del grafico) la quale ci aveva spesso offerto area di supporto. Sebbene abbiamo più volte osservato riacquisti (ovvero i cosiddetti buy on the dip) sull’indice nell’area di pullback, intorno a correzioni di circa 5 punti percentuali, è da vedere se anche questa volta potremmo nuovamente assistere a tali riposizionamenti. Nel frattempo, l’attenzione al ribasso è rivolta sulla tenuta dell’area dei 4500 ed in estensione dei 4430″.

 

 

Ma tra le borse non è solo Wall Street a cedere il passo. In Asia, Tokyo peggiore piazza dell’area, che soffre l’apprezzamento dello yen e l’inasprimento delle misure di contenimento del virus, ha chiuso la seduta odierna con l’indice Nikkei dei titoli guida in ribasso del 2,8% a 27.467,23 punti. Male anche il Vecchio Continente dove nelle prime battute prevale il segno meni. Arretrano Londra (-0,5%), con la Gran Bretagna che vede l’inflazione al massimo da quasi 30 anni, e Parigi (-0,3%). Non fa eccezione Milano, dove l’indice Ftse Mib perde lo 0,7%.