IL PUNTO SU DOLLARO, PETROLIO, MATERIE PRIME

19 Giugno 2008, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Il grosso della bufera è passato e nel nostro futuro non c´è più solo l´inevitabile (fino a qualche settimana fa) recessione? Forse sì. E´ presto per lanciarsi in affermazioni troppo azzardate, le cose possono mutare da un istante all´altro e i pericoli sono ancora tanti. Ma qualcosa è cambiato. E in meglio. Al punto che si può cominciare a vedere qualche piccolissimo raggio di luce fra le nubi che finora hanno coperto l´orizzonte. E´ probabile che stia capovolgendosi lo scenario economico dentro il quale siamo immersi da troppo tempo.

Di che cosa si tratta? Tutto comincia con la decisione americana di qualche settimana fa di abbandonare la politica del dollaro basso (per esportare di più). La Federal Reserve, poi, ha fatto i suoi conti e ha visto che l´economia degli Stati Uniti non va così male. Certo, sono tempi magri anche da quelle parti, ma gli aiuti fiscali del governo federale hanno cominciato a dare qualche sollievo e la Federal Reserve ritiene, a questo punto, che non esistano pericoli di collasso immediato dell´economia.

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Invece, l´inflazione continua a mordere e ha l´aria di non volersene andare tanto presto. E´ una bestia tenace. E quindi è probabile che già nella prossima riunione del 25 giugno la Fed annunci che le sue priorità sono cambiate: al primo posto non ci sarà più il sostegno all´economia (tassi bassi), ma la lotta all´inflazione (tassi alti). E i tassi di interesse potrebbero aumentare subito dopo le ferie estive. In sostanza, sembra di capire che la Federal Reserve, pur avendo le idee chiare, preferisce vedere un´altra manciata di dati prima di prendere una decisione. Ma la scelta di fondo è già stata fatta. A settembre, molto probabilmente, si tratterà di valutare l´intensità del rialzo dei tassi e la sua intensità.

E´ bastato questo, comunque, per interrompere la caduta del dollaro verso l´euro. Il fenomeno dovrebbe accentuarsi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Stiamo per dire addio, in definitiva, alla lunga stagione del dollaro basso. Contestualmente, anche il petrolio (il cui prezzo è molto legato al cambio del dollaro) ha dato segni di ripensamento. Sta tornando indietro anche lui, come il dollaro torna sui suoi passi. Anche se è bene non farsi troppe illusioni.


Ma, si dirà, anche la Bce ha annunciato che aumenterà i tassi, e addirittura a partire da luglio. E´ vero, ma la cosa non dovrebbe avere molte conseguenze sul cambio dollaro/euro perché quello della Bce sarà un aumento una tantum, mentre la Fed intende avviare una stagione di rialzi, sia pure moderati. Sono due cose diverse. Con il suo singolo rialzo la Bce cerca di far capire ai mercati che non ha paura di ritoccare il costo del denaro verso l´alto.


Con i suoi rialzi, invece, la Federal Reserve si pone obiettivi più ambiziosi. Fra i quali: ridare un valore al dollaro e tagliare un po´ le gambe a quanti stanno speculando su tutto (a partire dal petrolio). Tutto questo è molto interessante per l´Europa e per l´Italia, che vedono miglioramenti di un certo peso nel proprio futuro. A patto, ovviamente, che le cose stiano come oggi sembra di capire.

Intanto, un dollaro più forte significa poter tornare a esportare nell´area del dollaro con margini più elevati e in condizioni competitive migliorate. E´ vero che oggi le esportazioni in quell´area non sono più determinanti come una volta. Ma si tratta pur sempre di un´area strategica e importante. Molto dipende da quanto il dollaro risalirà e da quanto rapidamente lo farà, ma per il Vecchio Continente (e per l´Italia) questo movimento significa qualche frazione di punto di Pil in più, soprattutto nel 2009.

Ma non si tratta solo del dollaro e delle esportazioni. Il rialzo (probabile) della valuta americana dovrebbe avere infatti effetti positivi anche sul prezzo del greggio, che potrebbe fare qualche passo indietro (e già abbiamo visto qualche avvisaglia in questa direzione). Per l´Europa (e soprattutto per l´Italia) un ribasso del greggio sarebbe un aiuto molto prezioso perché tanto il Continente quanto noi siamo molto dipendenti dal petrolio.


Se poi, come alcuni sostengono, insieme al petrolio dovessero scendere (sempre per via del rialzo del dollaro) anche tutte le altre materie prime, allora si potrebbe organizzare se non una vera e propria festa almeno un piccolo party.


Questo nuovo scenario è troppo ottimista? E´ possibile. Rimane il fatto che la stagione del dollaro basso sta per finire e che questo migliora indubbiamente le cose, riportando l´economia mondiale in una situazione più tranquilla. Ma ci sono ancora nubi pesanti in cielo. La più grossa continua a essere la crisi del credito e del mercato immobiliare americano, questioni che non sono ancora risolte e che possono ancora provocare danni rilevanti. E poi ci sono tensioni politiche gravi (prima fra tutte quella Bush-Iran). Però, intanto, forse ci lasciamo alle spalle la tagliola del dollaro debole.

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