Il piano salva banche da 1,5 miliardi. In attesa del bail in

4 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI9 – Un piano per salvare le tre banche italiane Banca Marche, Carife e Popolare dell’Etruria, attraverso la creazione di una holding, finanziata dalle altri istituti di credito italiani, attraverso un aumento di capitale in contanti per 1,5 miliardi. E’ il piano salvabanche di cui parla oggi Il Sole24 Ore, aggiungendo che tale piano è ora all’esame del board del Fondo Interbancario per la tutela dei depositi.

Prevista, secondo il quotidiano, anche “la conversione delle obbligazioni subordinate delle singole banche in dissesto (circa 700 milioni di euro di bond) in azioni degli istituti in difficoltà”.

“Quelle attuali sono dunque settimane di lavoro intenso nonostante il periodo estivo: dal primo gennaio 2016, infatti, a livello europeo diventerà operativo il nuovo meccanismo del bail in (il salvataggio forzoso delle banche a opera di azionisti, obbligazionisti e depositanti oltre i 100 mila ero), e l’intenzione di tutti è quella di risolvere tutto prima, definendo il piano, individuando gli aumenti di capitale necessari e convocando le assemblee. Lo auspicano in particolare Banca d’Italia, il Mef e Il Fondo interbancario di tutela dei depositi, ma anche le stesse banche, conscie che l’alternativa è comunque peggiore”.

Ancora, l’articolo afferma che “un eventale bail in, soprattutto per istituti di dimensioni non piccole, costerebbe caro in termini di reputazione per tutto il sistema ma anche di coperture, visto che i depositi sotto i 100.000 euro vanno comunque garantiti dai fondi appositi, sempre finanziati dalle banche sane”.

Il Sole 24 Ore torna sul piano, che “vede in cabina di regia il Fondo interbancario per la tutela dei depositi” e che “prevede la creazione di un veicolo ad hoc, il cui capitale complessivo sarà pari a 1,5 miliardi circa. Finanziato interamente dalle banche italiane del sistema – che verseranno il capitale in maniera proporzionale alla quota di mercato posseduta -, il veicolo ricapitalizzerà le tre banche in dissesto, riportandole in bonid. Di fatto le banche italiane sane diventeranno così socie delle banche in crisi. La scommessa è che, a fronte di un esborso cash immediato, una volta risanate e rilanciate da nuovi vertici, con Cda eletti da nuove assemblee, le tre banche vengano riportate sul mercato e vendute, permettendo così agli istituti di registrare, se non una plusvalenza, quanto meno una riduzione della perdita”.

Commenta intanto il piano il presidente del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo, Gian Maria Gros-Pietro, a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio. “Vorrei essere chiaro: noi non compriamo nessuna banca. Però, se dobbiamo mettere i soldi per coprire un buco e garantire la tutela dei depositanti – e vogliamo farlo – vogliamo vedere come questi soldi vengono spesi”.

“Sulle architetture non mi pronuncio. Non è la nostra banca che gestirà questo processo, saranno la Vigilanza nazionale e sovrannazionale a dirci sosa bisogna fare”.

Intesa Sanpaolo è dunque pronta a intervenire per il salvataggio di Banca delle Marche, Banca Etruria e CariFerrara (tutte commissariate), ma non intende acquisire nessuna di esse.”

“Certamente noi non inteverremo nella gestione. Quando dico che vogliamo vedere come vengono spesi i soldi non intendo dire che lo faremo in modo diretto: lo farà il fondo interbancario con i suoi strumenti e con i suoi organi di governo”. E sull’entrata in vigore del bail in: “L’idea è che anche in questo caso i depositanti debbano stare tranquilli, ma non si può pensare che i problemi creati dalle banche mal gestite si riversino sulle banche che invece si sono comportate bene, quindi è chiaro che si dovrà sviluppare un meccanismo nel quale coloro che prendono l’onere di tutelare i depositanti delle banche mal gestite abbiano anche il potere per fare quello che è necessario per contenere al minimo il danno”.