IL PENDOLO
DI DUISENBERG

4 Aprile 2003, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente della Banca centrale europea, Wim Duisenberg, secondo gli accordi, dovrebbe dimettersi il quindici giugno, a metà del suo mandato, per lasciare il posto a un francese.

Stando a un informale patto fra Francia e Germania, il candidato alla successione sarebbe Jean-Claude Trichet, banchiere centrale francese già capo di Credit Lyonnaise e a suo tempo oggetto di oscure vicende finanziarie per le quali è ancora sotto processo. La sentenza – non si sa, ovviamente, se di condanna o di assoluzione – è prevista per l’8 di giugno. Se tutto andrà per il meglio, la nomina del banchiere francese è scontata.

Nell’ipotesi contraria, bisognerà esaminare la natura della condanna e decidere se essa non sia di intralcio alla sua incoronazione come governatore dell’euro. Non solo. Bisognerà anche individuare un altro candidato col consenso dei vari partner comunitari, ma soprattutto dell’Olanda, il paese da cui proviene Duisenberg, e della Germania, che è il suo principale sponsor.

Di fronte alle tante incognite, si è pensato perciò di chiedere a Duisenberg di restare a capo della Bce sino alla fine giugno. Ma è probabile che egli ritenga offensiva una proroga di sole due settimane e forse ci si accorderà su tre o sei mesi. D’altra parte, chiedere a Trichet di rinunciare e puntare subito su un altro nome, sarebbe una soluzione impraticabile: Trichet è furibondo per la sua vertenza giudiziaria, di cui gli sfuggono i contorni; e Parigi ha già fatto sapere di non essere disponibile a sostituirlo.

Sino a ora Duisenberg ha agito con molta lentezza nel ribasso dei tassi. Forse perché il ribasso giova alle imprese, ma riduce i proventi che le banche traggono dai loro prestiti (e alcune banche tedesche, non è un mistero, rischiano una crisi di liquidità). Duisenberg d’altra parte ha fissato il tetto dell’inflazione al 2 per cento, anziché al 2,5 come hanno fatto altre banche centrali (e ora in Europa siamo attorno al 2,4 medio). La linea di Trichet, invece, è tradizionalmente più permissiva. Ma quando avverrà il cambio? Il risultato di questo balletto è una grave incertezza sulla politica monetaria europea. Una incertezza di cui, in questo periodo, avremmo fatto volentieri a meno.

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