IL PARTITO DEMOCRATICO SALPA E GIA’ AFFONDA: PERSO
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30 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Il Partito democratico? Perde quasi un voto ogni tre, rispetto a quelli incassati nelle ultime elezioni politiche, di più rispetto alle comunali. Il calcolo è relativamente semplice, ma curiosamente il ministero dell’Interno non lo fornisce, astenendosi dal diffondere riepiloghi di percentuali elettorali distribuite per liste di partito.

Eppure è proprio questo dato quello che rende subito evidente la dimensione della disfatta dell’Ulivo, alla sua prima prova elettorale da «aspirante partito». Di prima mattina, su Raiuno, i Ds avevano mandato il responsabile dell’organizzazione, il giovane Antonio Orlando: «Il nostro dato? È difficilmente interpretabile – spiegava Orlando -: troppe differenze fra comune e comune, troppe liste civiche, che rendono impossibile un calcolo omogeneo dei consensi realmente ottenuti…».

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Meraviglioso. (Piero Fassino, invitato da Ballarò, più prudentemente dà buca). Ma in ogni caso un dato omogeneo c’era, e bastava una piccola operazione matematica per pesarlo. Infatti, oltre alle città, domenica si è votato in sette province dove (ovviamente) si era votato alle politiche 2006. Ebbene, in poco meno di un anno, quel voto è evaporato: in quelle province, nel 2006 l’Ulivo aveva raccolto il 31,1% e la somma di Ds e Margherita aveva prodotto il 31,7 alle provinciali del 2002. Domenica, il cartello dei due partiti che si stanno fondendo è andato a fondo: 22,6, di fatto, quasi il 9% in meno dei voti, un tracollo.

Altro che «risultato insoddisfacente», come dice con un eufemismo Francesco Rutelli, o «Un voto che sarebbe errato sottovalutare», come dice Fassino con una curiosa perifrasi. È stato una vera Caporetto, piuttosto: come se improvvisamente, dal Parlamento, scomparisse una forza equivalente a quella di tre partiti della sinistra come Rifondazione, Verdi e Pdci. Un dato che acquista maggiore peso contando che a sinistra (malgrado i proclami e singoli successi locali) di questa emorragia non si avvantaggia nessuno.

Men che meno Rifondazione, che – in analisi comparata sullo stesso campione – risulta non meno in affanno: nelle sette province dove si è votato, il partito di Franco Giordano passa dal 5,8% delle politiche (con una percentuale di poco superiore alla media nazionale) al 4,7 delle amministrative. Insomma, Atene piange, Sparta non ride: la maggior parte degli elettori persi, a prima vista, si rifugiano nel non-voto, se non nel cambio schieramento.

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