IL NASDAQ E’ IMMUNE ALL’AUMENTO DEI TASSI. O NO?

28 Febbraio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Fino a non molto tempo fa, i titoli tecnologici, con la loro valutazione pari a centinaia di volte gli utili, erano considerati quelli piu’ vulnerabili all’aumento dei tassi d’interesse e al rallentamento dell’economia. Una crescita economica meno che straordinaria rischiava di farli crollare.

Ora, dall’ultima ondata di strette monetarie del 30 giugno, il Dow Jones e’ sceso quasi del 7%, mentre il Nasdaq ha guadagnato il 69%.

La scorsa settimana, quando Alan Greenspan ha presentato al Congresso Usa la sua testimonianza sull’andamento semestrale dell’economia americana, il Nasdaq ha guadagnato oltre 100 punti, sebbene il resto del mercato sia calato.

Stessa reazione questa settimana, quando il banchiere centrale ha ripetuto la sua testimonianza di fronte al Senato: il Dow ha registrato un declino di 79 punti, portando l’indice al ribasso del 13% rispetto ai massimi di meta’ gennaio. Il Nasdaq, invece, ha terminato la giornata di contrattazioni con uno dei piu’ imponenti aumenti mai visti, 168 punti, portandosi in quotazione record di 4550.

Cosa sta succedendo?
Chi e’ in favore del toro, giustifica quest’andamento anomalo con il fatto che la ”nuova economia” e’ piu’ immune ad una politica di stretta monetaria che non la ”vecchia economia”, composta da titoli ciclici, finanziari e energetici.

Non e’ comunque la prima volta che il Nasdaq dimostra di non risentire l’effetto tassi.

Quando la Federal Reserve decise di aumentare i tassi per ben sette volte tra il febbraio 1994 e il febbraio 1995, la spesa in conto capitale delle aziende continuo’ e i titoli tecnologici registrarono un aumento superiore al resto del mercato.

Joseph Battipaglia di Gruntal & Co. continua a prevede per i tecnologici una crescita del 33%, contro il 12,5% dei titoli dello S&P 500, con il Nasdaq possibilimente a quota 5000 entro al fine dell’anno.

”Gli investitori sono solo interessati alla crescita”, commenta Ken Smith, gestore del Munder NeNet Fund, ”e i tecnologici continuano ad offrire le prospettive migliori”.

Siccome le aziende sono diventate sempre piu’ dipendenti dalla tecnologia, devono mantenersi al passo con questa, e con la concorrenza. ”O si adattano all’Internet o muoiono”, riassume Bruce Steinberg, capo economista di Merrill Lynch.

Mentre le societa’ della vecchia economia dovranno ridurre le spese relativamante alla crescita del costo del denaro, le aziende della nuova economia, che solitamente non hanno debiti in bilancio, ma che finanziano le proprie operazioni con azioni o capitali di ventura, non risentiranno della stretta monetaria.

Lehman Brothers stima infatti che il rapporto debito-azioni dei titoli tecnologici sia solo del 3%, contro il 16% per gli industriali dello Standard & Poor’s 500.

I titoli ciclici, al contrario, sono piu’ suscettibili alla crescita dei tassi d’interesse: non solo queste aziende hanno un maggiore debito bancario, ma anche i loro prodotti sono piu’ vulnerabili alla spesa al consumo.

Il mercato immobiliare e’ un buon esempio: quando i tassi dei mutui crescono, le nuove abitazioni diventano meno abbordabili e cala pertanto la domanda per arredi, elettrodomestici e tutta una serie di altri prodotti.

Un altro esempio e’ il recente aumento dei prezzi del greggio. Sebbene l’intera economia sia meno dipendente dal petrolio di quanto non lo fosse negli anni settanta, se il costo del greggio rimarra’ al di sopra dei 30 dollari al barile, i consumatori compreranno meno auto e faranno meno viaggi a causa dell’aumento del prezzo della benzina e dei biglietti aerei.

Non si deve pero’ dimenticare un altro fattore importante nella crescita dei titoli tecnologici: la speculazione. Gli investitori sono spinti a trarre vantaggio dal trend dei tecnologici e muovono i titoli al rialzo, senza seguire le regole basilari della strategia d’investimento.

L’investimento in fondi tecnologici e’ aumentato di 100 miliardi di dollari lo scorso anno, ammontando a 134 miliardi di dollari. Quasi 30 miliardi di dollari sono stati investiti a partire da meta’ ottobre, con il Nasdaq in aumento del 66%, e secondo dati Merrill Lynch, i titoli di societa’ che hanno riportato utili effettivi, sono aumentate l’anno scorso solamente del 5% del valore, mentre quelle senza utili sono cresciute del 53%.

La speculazione non e’ un fenomeno nuovo e sicuramente continuera’, ma Vernon Winters di Mellon Financial ritiene che gli investitori inizieranno a pretendere che le societa’ tecnologiche mostrino la crescita finora implicita nei prezzi dei titoli.

Gia’ chi investe e’ diventato piu’ cauto rispetto alle societa’ dell’Internet basate su un contenuto e-commerce o online e i gestori di portafoglio hanno iniziato a focalizzare il proprio interesse su sottosettori del mondo tecnologico, quali ad esempio i semiconduttori, che piu’ beneficeranno della crescita globale.

Alcuni operatori del settore, pero’, non sono cosi’ certi che i tecnologici non risentiranno di una eventuale stretta monetaria.

Byron Wien, guru degli investimenti a Morgan Stanley, crede che il mercato sia giunto ad un punto di frattura e che i tecnologici scenderanno.

Se, poi, la Federal Reserve sara’ troppo zelante e Alan Greenspan cerchera’ di evitare l’inflazione con una politica monetaria piu’ aggressiva di quanto il mercato si aspetti e l’economia, come conseguenza finira’ in recessione, sicuramente le societa’ non correranno ad acquistare le nuove versioni di software e i consumatori non si lanceranno sugli ultimi modelli dei telefoni cellulari. Anche i tecnologici, insomma, alla fine potrebbero risentire dell’aumento dei tassi d’interesse.